Ciao Chiara, maestra d'unità
 

Chiara Lubich, una vita per la pace

 

“Quando Dio prende in mano una creatura per far sorgere nella Chiesa qualche sua opera, la persona scelta non sa quello che dovrà fare. È uno strumento”. Così Chiara parlava della sua grande avventura. Nel clima di odio e di barbarie della seconda guerra mondiale, di fronte al tracollo di ogni cosa, Chiara aveva scoperto Dio come l’unico ideale che rimane. Lo aveva scoperto come amore, e aveva compreso che lo scopo della sua esistenza era quello di contribuire ad attuare le parole del testamento di Gesù: «Che tutti siano una cosa sola» (Gv 17, 21). In quella frase è racchiuso il progetto divino di comporre in unità l’intera famiglia umana. Diventerà il suo unico grande obiettivo. Chiara Lubich nasce a Trento nel 1920. Avverte nella solitudine la «chiamata» di Dio il 7 dicembre 1943. Qualche mese dopo la sua città è messa in ginocchio dai bombardamenti. I suoi familiari sfollano in montagna, ma lei decide di rimanere. Tra le macerie incontra una donna impazzita dal dolore: ha perso i suoi quattro figli sotto le macerie. In quell’ abbraccio Chiara sente la chiamata ad abbracciare «il dolore dell’umanità», il movimento dei Focolari inizia così tra i poveri di Trento. Dall’esperienza di quegli anni la fondatrice riceve la certezza che il Vangelo vissuto alla lettera rappresenta «la più potente ed efficace rivoluzione sociale».
Nel 1948 Chiara incontra Igino Giordani, deputato e scrittore;diventerà co-fondatore della nuova realtà ecclesiale per il
contributo che darà all’incarnazione nel sociale della spiritualità focolarina, riconosciuta in seguito come Opera di Maria.
L’anno successivo avviene l’incontro con Pasquale Foresi, il giovane che diventerà, nel 1954, il primo focolarino sacerdote e avvierà la casa editrice Città Nuova. Nel 1954 l’incontro con persone scampate dai lavori forzati, rivela a Chiara in tutta la sua crudezza il dramma dell’Est europeo e il movimento prende vita clandestinamente in quei Paesi. Tra i suoi aderenti c’è l’attuale cardinale di Praga,
Miloslav Vlk. Il movimento si diffonde all’esterno, con «cittadelle» in
tutti i continenti. La crisi del ’68 e la contestazione giovanile non
trovano impreparata Chiara: già da anni aveva proposto ai giovani
la radicalità del Vangelo come risposta alle esigenze di cambiamento. Nasce così il movimento Gen, Generazione
nuova. Nel 1977, Chiara riceve a Londra il PREMIO TEMPLETON
per il progresso della religione, in occasione del quale Igino Giordani
così commentò: “In Chiara Lubich s’è vista l’apostola dell’amore di
Cristo: e cioè di un amore donato, con la testimonianza evangelica
della sua vita: luce ascesa da una città alpina, Trento, verso il cielo,
per illuminare la città dell’uomo e fare delle genti l’unico popolo di
Dio”. È da qui inizia il momento più significativo della sua storia e
del movimento: con il mondo laico si svilupperà un dialogo sulla base
dei grandi valori umani come fraternità, giustizia, pace e unità tra i singoli, gruppi e popoli. La stessa Chiara ha scritto: “Dopo millenni di storia in cui si sono sperimentati i frutti della violenza e dell’odio fra i fratelli, sarebbe ora di sperimentare oggi i frutti dell’amore. E non solo dell’amore fra singolo, ma anche fra i popoli. I popoli stessi infatti sono chiamati, non più ad ignorarsi e tanto meno a combattersi, ma ad amarsi. È necessario che l’amore reciproco
diventi legge per ogni comunità”. Nel 1981 fu la prima donna cristiana ad esporre la propria testimonianza in un tempio a
Tokyo di fronte a 10.000 buddisti, e nel 1997 in Thailandia a
monache e monaci buddisti. Qualche mese dopo, nella storica
Moschea “Malcom X” di Harlem a New York, parlò di fronte a 3.000
musulmani afro-americani ed in Argentina alla comunità ebraica di
Buenos Aires. Nel 1991 durante un viaggio in Brasile, Chiara, in risposta al dramma delle popolazioni che vivono in condizioni ragiche alla periferia della metropoli, lancia un nuovo progetto: “L’economia di comunione”, che si sviluppa in vari paesi, prospettando una nuova teoria e prassi economica. Nel 2001 infine, va in India: si apre una nuova pagina del dialogo del Movimento con il mondo indù.
Ecco perché il Papa Benedetto XVI, che la conosceva personalmente,
ha ricordato la Lubich per il suo “impegno costante per la comunione
nellaChiesa, per il dialogo ecumenico e per la fratellanza tra tutti i popoli”. Nel telegramma di cordoglio inviato ai Focolarini, Papa
Benedetto, chiede loro di seguire “le orme e mantenere vivo il carisma” nell’ “ardore missionario”. Per la sua Opera, a partire dal ’96 le vengono conferite 16 dottorati honoris causa in varie discipline: dalla teologia, alla filosofia, all’economia, scienze umanitarie e religiose, scienze sociali, comunicazioni sociali, da parte di università non solo cattoliche ma improntate al pensiero laico in Polonia, Filippine, Taiwan, Stati Uniti, Messico, Brasile e Argentina. Numerose sono state anche le cittadinanze onorarie ricevute, solo 17 conferitele in questi ultimi anni, tra cui Palermo, Genova, Torino, Milano e Buenos Aires. E ancora a Parigi l’UNESCO le conferisce il PREMIO PER L‘EDUCAZIONE ALLA PACE ’96. “In un’epoca in cui le differenze etniche e religiose conducono
troppo spesso a conflitti violenti, questo movimento getta ponti tra le persone, le generazioni, le categorie sociali e i poli” (dalla
motivazione). A Strasburgo per la sua opera “in difesa dei diritti individuali e sociali” le è stato assegnato il PREMIO DIRITTI UMANI ’98 del Consiglio d’Europa. Tra i tanti premi ricevuti,nel 2004
Chiara incontra il presidente della Repubblica italiana che le
consegna l’INSEGNA DI CAVALIERE DI GRAN CROCE.
Chiara Lubich ha costituito una delle voci più autorevoli e feconde del cristianesimo contemporaneo; ha concluso la sua vita terrena ma continua ad irradiare la vita di ciascuno con la luce dell’amore. Ecco come Chiara ha segnato la vita di alcuni membri della nostra comunità parrocchiale

 

È certamente difficile dare un pensiero su Chiara. Una parola che potrebbe indicare al meglio ciò che Lei è per me: “Un faro” …sì un faro che per me non ha inventato nulla di nuovo; non ha fatto nessuna scoperta con la sua vita ci ha indicato una Strada per “Vivere” il Vangelo radicalmente. Ci ha messo nel cuore la sua ansia di vivere alla grande, di spendere il tempo cominciando a costruire già sulla terra, un pezzetto di quel paradiso che si compirà in cielo. Chiara è la persona che mi ha insegnato a vivere “oggi meglio di ieri”, ci ha insegnato a vivere “le sei S” (Sarò Santa Se Sono Santa Subito), ci ha svelato il segreto per amare il dolore dandoci veramente la possibilità di essere attimo dopo attimo,tutti di Dio tutti per Lui. Una canzone a lei dedicata, dice “non ci basterà una sola vita, ma ci vorrà quella infinita, per direGrazie a Te …. Paradiso Paradiso Paradiso”, continua a farcelo
provare da Lassù e noi puntiamo e viviamo per farcelo trovare
sempre anche tra noi.
Ciao Chiara
Monica

La morte di Chiara per me è stata come una torcia che si è spenta. La sua è stata lunga, ma poi le pile si sono scaricate e questa torcia si è spenta. La sua morte per me è stato un vuoto, perché, per me era come una terza nonna e seconda mamma.

Emanuela (Gen4)

 

Anche avendo conosciuto Chiara nei suoi ultimi anni di vita, ho subito capito che era una persona speciale. Attraverso le sue parole sono riuscita a superare molte prove difficili e spero che anche senza di lei le potrò superare con la consapevolezza che lei è molto felice lì in Paradiso.

Miriam

 

Avevo 16 anni, ero una “Brava Ragazza” che la domenica andava
a Messa: l’allora vice parroco di S. Antuono, don Gaetano, mi invitò
ad un incontro con altre giovani. La cosa mi incuriosì e ogni
settimana fui sempre puntuale all’appuntamento. Mi piaceva quel
modo di ritrovarci insieme, di scoprire per la prima volta che Dio
è Amore, di raccontarci in che modo cercavamo di mettere in
pratica le parole del Vangelo: sentivo la presenza di Gesù tra noi come tra i discepoli di Emmaus e ogni volta tornavo a casa felice.
Era il cristianesimo che cercavo!!! Dopo un po’ di tempo scoprii la
fonte: era Chiara, da allora non la lasciai più. Decisivo fu per me un
viaggio organizzato con la parrocchia a Loppiano. La legge dell’ amore reciproco che lì vige era la dimostrazione lampante che già su questa terra è possibile vivere come in cielo. Tornata, mi era facile vedere in tutti Gesù da amare. Chiara mi avvolgeva con la sua luce e mi portava avanti. Il tesoro che avevo scoperto non potevo tenerlo solo per me e così, in parrocchia mi fu affidato un gruppetto di ragazze al quale cercavo di dare ciò che avevo trovato, non solo, vivevo per la comunità parrocchiale che sentivo come la mia famiglia allargata e dove dovevo rendere visibile la presenza del Risorto. Quelli furono gli anni che videro nascere un nuovo modo di far festa in occasione del Santo Patrono. Cercando di vivere il vangelo, mi ci precisò anche la mia vocazione: sposarmi e costruire insieme a Gaetano, mio marito, una famiglia. Anche in questa fase della mia vita, la luce del carisma di Chiara ha continuato ad illuminarmi e a sostenermi in tutti quelli che sono stati momenti sia di gioia che di dolore. Per cui non mi resta che dire: “GRAZIE CHIARA PER TUTTO E PER SEMPRE”
Adele

   
 

Orari

SS Messe Festive
Sant'Antuono

Domenica ore 10:00 - 19:30
San Domenico
Sabato ore 19:30
Domenica ore 11:30

SS Messe Feriali
Sant'Antuono

Lunedi Mercoledi Venerdi ore 19:30
San Domenico
Martedi Giovedi 19:30

Sacramento della Riconciliazione
Venerdi ore 18:00 - 19:30 Sant'Antuono
Sabato ore 18:00 - 19:30 San Domenico

Adorazione Eucaristica
ore 18:30 Mercoledi Sant'Antuono


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