“Quando Dio prende in mano
una creatura per far
sorgere nella Chiesa qualche sua
opera, la persona scelta non sa
quello che dovrà fare. È uno
strumento”. Così Chiara parlava
della sua grande avventura. Nel
clima di odio e di barbarie della
seconda guerra mondiale, di
fronte al tracollo di ogni cosa,
Chiara aveva scoperto Dio come
l’unico ideale che rimane. Lo
aveva scoperto come amore, e
aveva compreso che lo scopo
della sua esistenza era quello di
contribuire ad attuare le parole
del testamento di Gesù: «Che
tutti siano una cosa sola» (Gv 17,
21). In quella frase è racchiuso il
progetto divino di comporre in
unità l’intera famiglia umana.
Diventerà il suo unico grande
obiettivo.
Chiara Lubich nasce a Trento nel
1920. Avverte nella solitudine la
«chiamata» di Dio il 7 dicembre
1943. Qualche mese dopo la sua
città è messa in ginocchio dai
bombardamenti. I suoi familiari
sfollano in montagna, ma lei
decide di rimanere. Tra le macerie
incontra una donna impazzita dal
dolore: ha perso i suoi quattro
figli sotto le macerie. In quell’
abbraccio Chiara sente la
chiamata ad abbracciare «il dolore
dell’umanità», il movimento dei
Focolari inizia così tra i poveri di
Trento. Dall’esperienza di quegli
anni la fondatrice riceve la
certezza che il Vangelo vissuto
alla lettera rappresenta «la più
potente ed efficace rivoluzione
sociale».[..]