La Lettera Pastorale
 

Il Mattino che ha cambiato la Storia

 

Carissimi, “Gesù è davvero risorto”! Questo è l’annuncio sconvolgente di “quel” mattino che ha cambiato per sempre la storia. Sì, Gesù è vivo e da qui parte ogni fede, ogni gioia, ogni riflessione. Abituati a fissare lo sguardo sul dolore del crocifisso, siamo ora invitati a compiere un gesto molto più difficile: credere nella Resurrezione. Se è relativamente semplice credere in un Dio che con noi condivide il dolore, è molto più difficile condividere con lui la gioia: la gioia ci obbliga a guardare oltre, ad alzare lo sguardo, a non restare chiusi su noi stessi. Abbiamo tutti motivi per soffrire, ma per gioire occorre superare la nostra natura, saper vedere le cose con gli occhi di Dio.
Pietro e Giovanni corrono al sepolcro, le donne li hanno avvisati: Gesù è scomparso. Corrono lasciando alle proprie spalle il proprio sordo dolore, il senso di colpa di Pietro per avere rinnegato l'amico, per avere oltraggiato il Maestro. Ma ora che importa? Tutto è superato, tutto è oltre, tutto è al di là. Giovanni e Pietro trovano delle bende: non un segno esplicito, non una manifestazione sfolgorante, non un gesto evidente, eclatante: la fede obbliga a sbilanciarsi, non s'impone, Gesù chiede di schierarsi, di cogliere i segni talora impalpabili, con cui si rende presente.
Gesù è vivo: non rianimato, né tanto meno reincarnato (la reincarnazione contrasta il modo assoluto con la visione cristiana della resurrezione) ma vivo in modo nuovo. E' lui: mangia, sorride, parla. E' diverso: non si riconosce subito, appare all'improvviso, consola e dona lo Spirito. No, gli apostoli non si aspettavano questo. Se Gesù è risorto, la loro consapevolezza su di lui cambia radicalmente: Gesù non è solo un grande Rabbì di Israele, né solo un Profeta, né il Messia tanto atteso. E' di più: è l'impronta di Dio, il suo volto luminoso, è Dio diventato noi perché noi diventassimo lui. Da quella tomba vuota inizia il cristianesimo, alla luce di quella tomba vuota noi rileggiamo la vita di Gesù, le sue parole. Per questa ragione san Paolo afferma che negare la resurrezione significa negare la fede stessa. Se Gesù non è risorto è solo uno dei tanti bravi personaggi della storia spazzati via dalla ferocia degli uomini. Se Gesù non è risorto è solo un grande saggio che ha portato avanti con coraggio una bella idea. Se Gesù non è risorto siamo qui a celebrare un rito, a pensare ad un cadavere...
Gesù è vivo! Che ci creda o no, che me ne accorga o meno, è risorto, vivo, straordinariamente vivo e presente, ora, qui, accanto a me, accanto a te, se lo vuoi. La tomba vuota restituita a Giuseppe di Arimatea è il cuore delle fede. I cristiani l'hanno conservata con cura nei secoli e nei secoli l'ira dei non credenti si è scagliata contro quel luogo. Entrare al sepolcro è sempre un tuffo al cuore, toccare con mano quella tomba vuota, quella pietra nascosta da pacchiani marmi moderni è sempre una conferma: la morte non è riuscita a imprigionare Dio.
Gesù è risorto, e noi? Siamo come le donne, intenti ad imbalsamare un crocifisso? Ascolteremo l'angelo che ci dice: "perché cercate tra i morti uno che è vivo?" Perché la nostra fede, le nostre parrocchie, le nostre messe troppe volte celebrano un morto e non un vivente? Avremo cinquanta giorni (10 in più della quaresima!) per vedere come Gesù è raggiungibile, attraverso quali segni si rende presente. Apriamo il cuore alla fede: Gesù è davvero risorto! Questa è resurrezione: amare…amare senza misura. Amare la gente, i poveri soprattutto, e amare Gesù Cristo. Il resto non conta nulla!  Auguri, carissimi ad uno ad uno, che mi leggete. Ho negli occhi e nel cuore tanta, ma tanta gente, e forse anche tu che mi leggi con la voglia di resurrezione, di vedere un mondo vestirsi dei panni celesti di un rinnovamento: un rinnovamento che inizia da ciascuno.

Buona Pasqua!
vostro don Carlo

 

 

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San Domenico
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Sabato ore 18:00 - 19:30 San Domenico

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