| Cari fratelli e sorelle,
questo mese di ottobre, inizio del nuovo Anno Pastorale, ci offre due motivi di preghiera e di riflessione: la memoria della Beata Vergine Maria del Rosario e l’impegno missionario, a cui il mese è dedicato in modo speciale. L’immagine tradizionale della Madonna del Rosario raffigura Maria che con un braccio sostiene Gesù Bambino e con l’altro porge la corona a san Domenico. Questa significativa iconografia mostra che il Rosario è un mezzo donato dalla Vergine per contemplare Gesù e, meditandone la vita, amarlo e seguirlo sempre più fedelmente. E’ la consegna che la Madonna ha lasciato anche in diverse sue apparizioni. Penso, in particolare, a quella di Fatima avvenuta circa 90 anni fa. Ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco, presentandosi come "la Madonna del Rosario", raccomandò con insistenza di recitare il Rosario tutti i giorni, per ottenere la fine della guerra. Anche noi vogliamo accogliere la materna richiesta della Vergine, impegnandoci a recitare con fede la corona del Rosario per la pace nelle famiglie e nel mondo.
Sappiamo, tuttavia, che la vera pace si diffonde là dove gli uomini si aprono al Vangelo. Il mese di ottobre ci aiuta a tener vivo l’anelito missionario in ogni comunità e a sostenere il lavoro di quanti - sacerdoti, religiosi, religiose e laici - operano sulle frontiere della missione della Chiesa. Con speciale cura ci prepariamo a celebrare, il prossimo 19 ottobre, la Giornata Missionaria Mondiale, che avrà come tema: "Guai a me se non annuncio il Vangelo". L’annuncio del Vangelo resta il primo servizio che la Chiesa deve all’umanità, per offrire la salvezza di Cristo all’uomo di oggi.
Quest’anno un ulteriore motivo ci spinge ad un rinnovato impegno missionario: l’Anno Paolino in ricordo dei 2000 anni della nascita di San Paolo, l’apostolo delle genti.
Il servo di Dio Giovanni Paolo II con la sua lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae ci ha come riconsegnato il Rosario, offrendocelo quale preghiera contemplativa. “Senza contemplazione - aveva già scritto Paolo VI - il Rosario è corpo senz’anima”. Giovanni Paolo II spiegava che esso è “uno dei percorsi tradizionali della preghiera cristiana applicata alla contemplazione del volto di Cristo”.
Il Rosario appartiene da secoli alla nostra tradizione spirituale. Ed ecco che, quasi amplificando l’insegnamento del Papa e in coincidenza con l’Anno Mariano che stiamo celebrando, vi affido alcuni brevi pensieri sul metodo proprio del Rosario, piccola semplice preghiera basata su di una ripetizione alimentata di continuo dal desiderio della sempre più piena conformazione a Gesù.
Nella preghiera del Rosario ci sono enormi ricchezze: l’evocazione dei misteri di Cristo, la preghiera del Padre nostro, la recita dell’Ave Maria, la lode alla Trinità... Di fronte a queste autentiche perle, il ripetere per dieci, venti volte... sempre le stesse parole è certo l’elemento più povero, si direbbe la sezione meno intelligente del Rosario, perché la più meccanica. Eppure c’è una ricchezza spirituale – e non solo – anche in questo perché la ripetizione è parte integrante della nostra vita, la struttura ed anzi nei suoi momenti più belli è ciò che vorremmo per sempre.
Non siamo, forse, tutti immersi in una ripetizione, che è davvero creativa se è creativo il fu sera e poi fu mattina del racconto della Genesi? È ripetitiva pure la primavera, ogni anno, e la sveglia al mattino, che ogni volta ti dice: sei vivo e puoi ricominciare, perché non tutto è perduto, non tutto è finito. Ripetitivo è anche il tuo cuore che pulsa ed è per questo che il sangue ti gira nelle vene; così è pure il respiro, sicché i tuoi polmoni sono ricchi d’ossigeno e tu vivi. Ripetitivo, non da ultimo, è il tuo bisogno di amore e di amare. Per questo, alla persona che ami non ti basta mai dire una volta soltanto ti amo. Anche tu, questo soffio di frase, desideri sentirtelo dire più volte. È la dinamica psicologica dell’amore. Il Papa spiega che la Corona del Rosario può essere intesa come espressione di un amore che mai si stanca di tornare alla persona amata con effusioni che, pur simili nella manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento che le invade. L’amore – diceva Lacordaire - non ha che una parola e pur dicendola continuamente, non si ripete mai. Cosa, dunque, ha di tanto prezioso il Rosario, preghiera possibile in ogni ora, in ogni luogo e con chiunque? È una palestra per chi ama.
Non è, poi, la ripetitività, caratteristica propria dei bambini? Non amano, loro, ascoltare mille volte le medesime storie e, magari alla sera prima di addormentarsi, le richiedono sempre con le stesse parole? Daccapo, comandano... e guai a sbagliare una parola, o dimenticare qualcosa! Non lo fanno perché privi d’inventiva. I bambini, infatti, immaginano aerei con un pezzo di latta. Lo fanno perché hanno il cuore semplice e conservano intatto il gusto della vita. Chissà, allora, che la ripetizione del Rosario non riesca a ottenerci il cuore semplice, a farci conservare l’appetito dell’infanzia! Forse a ritrovarlo, o almeno ad averne nostalgia con la fiducia che ci possono essere storie antiche le quali, quando sono sempre narrate, acquistano la forza delle storie nuove.
Ci sono preghiere, ha scritto il teologo Romano Guardini proprio riguardo al Rosario, in cui la parola è come il letto di un fiume sul quale scorre la preghiera, e la forza che la tiene in moto. Per questo, forse, talvolta mi accade di pensare che la preghiera, muovendosi sui ritmi del Rosario, se pure si distrae dal suo corso riesce in ogni caso a tornare nell’alveo. Così il Rosario è una preghiera sempre possibile anche per menti povere e per lingue ancora legate, per uomini e donne che ce la fanno solo a gridare: Ohimè, Signore, io non so parlare! Preghiera possibile anche per uomini e donne dal cuore stanco, che neppure un’ora sanno vegliare con il loro Signore. Che importa? Su quelle Ave Maria continuerà a scorrere ugualmente la vita.
Così fu per santa Teresa di Gesù Bambino, che ammise candidamente: “Da sola (ho vergogna di confessarlo), la recita del rosario mi costa più che mettermi uno strumento di penitenza. Sento che lo dico così male. Ho un bell’impegnarmi nel meditare i misteri del rosario, non arrivo a fissare il mio spirito. Per lungo tempo mi sono afflitta per questa mancanza di devozione che mi meravigliava. Ora me ne cruccio di meno, penso che la Regina dei Cieli è mia madre, vede certo la mia buona volontà e se ne accontenta”. Così la santa di Lisieux inseriva nella sua “piccola via” la piccola preghiera del Rosario e collocava nel mistico clima dell’infanzia spirituale una preghiera che di proprio ha pure la semplice, disarmante ripetitività dei bambini.
Il Rosario è compendio del Vangelo.
Il nostro obiettivo è Cristo, la nostra passione è Lui, la nostra gioia è la contemplazione del suo Volto, la nostra meta è la santità.
Il Santo Rosario ci aiuta a contemplare Cristo e Maria è Colei che ci accompagna e ci indica la Via. Recitando il Rosario contempliamo con Maria il volto di Cristo.
"Il nostro sguardo di amore a Cristo, sull'esempio di Maria, è interrogativo-penetrante-addolorato-radioso-ardente. Senza contemplazione, il Rosario è corpo senz'anima".
I misteri della vita di Cristo si snodano davanti ai nostri occhi così come il Vangelo ce li ha consegnati.
Mi rivolgo a voi, carissimi genitori, perché nella vita spesso frenetica e tumultuosa delle famiglie possiate ritagliare un piccolo spazio di silenzio, dieci minuti, per leggere lentamente e assaporare la pagina di Vangelo che narra del mistero.
Il Rosario è preghiera meditativa e del cuore, preghiera della famiglia e per la famiglia; è la famiglia che prega; è la famiglia che resta unita. È un esercizio possibile, è una proposta fattibile, è un tempo ritrovato per vivere la gioia della comunione famigliare, è una salutare immersione nello spirito, ferito da tanti messaggi equivoci e devianti.
Vi propongo di prendere il Rosario tra le mani, “catena dolce che ci rannoda a Dio”; sentirete sciogliersi dentro di voi i tanti legami negativi che inchiodano e incatenano l' io confuso, stordito, posseduto dalle cose, inquinato da un pensiero sempre più lontano dalla fede.
Il Rosario è arma dei deboli, preghiera di consolazione per eccellenza, balsamo per il cuore, luce per la mente, forza per la volontà. Con il Rosario la famiglia ritorna ad essere protagonista nel processo educativo dei figli, spazio vitale di esperienza cristiana vera, luogo privilegiato della comunicazione della fede.
Il Rosario accompagna il cammino di fede dei componenti della famiglia che trovano in esso il filo conduttore del loro credere, sperare, testimoniare Gesù. Attraverso il Rosario impariamo Cristo alla scuola di Maria, ci conformiamo a Cristo con Maria, supplichiamo Cristo con Maria, annunziamo Cristo con Maria.
Sentitemi vicino a voi quando vi riunite in famiglia a pregare con il Santo Rosario, ricordatemi alla Vergine Santa alla Quale ho consegnato la mia vita ed in questo Anno Mariano con gioia mi riconsacro a Lei, mia dolcissima e potente mamma.
A Lei vi affido, carissimi genitori, vi consegno a Lei, alle sue premure materne, al suo amore purissimo.
"O Gesù, venga il tuo Regno nella nostra comunità, per mezzo di Maria tua santissima Madre".
Con simpatia ed affetto vi abbraccio nel Signore e benedico vostro don Carlo
|