| Carissimi, con gioia, vi annuncio
che dal 3 al 6 agosto 2008 la
nostra comunità parrocchiale
accoglierà il prezioso Reliquiario che
contiene le Lacrime di Maria versate da
un quadretto di gesso, in una modesta casa
di lavoratori in via degli Orti a Siracusa, dal
29 al 31 agosto 1953.
Una vera occasione di riflessione, di
conversione, ma soprattutto di grazia.
Inoltre, sarà questa, un’altra felice e
opportuna occasione, in questo Anno
Mariano per elevare insieme, come
comunità parrocchiale, alla SS. Trinità il
rendimento di grazie per aver donato alla
Chiesa di S. Domenico, attraverso il
Santo Padre Benedetto XVI, il dono
dell’indulgenza plenaria in perpetuo e
l’affiliazione alla Basilica Papale di S.
Maria Maggiore, il tempio principe e più
antico dedicato alla Madre di Dio in
occidente. La chiesa di S. Domenico diviene
un’“oasi mariana”, icona della “casa di
Maria”, dove tutti potranno sperimentare
nella Madre della Misericordia l’accoglienza
e l’immensità della Misericordia di Dio
L’Anno Mariano parrocchiale, che
abbiamo aperto solennemente nel giorno di
Pentecoste, con la venuta fra noi della
Madonna pellegrina dal Santuario di
Fatima, lo vogliamo vivere in un cammino
crescente di fede, di speranza, di carità
attraverso tutti gli impegni quotidiani e
alcuni straordinari del nostro programma
pastorale parrocchiale.
Cammino di fede come risposta alla
volontà del Padre che ci vuole una sola cosa
nel Figlio suo, Gesù Cristo nostro Signore,
rendendoci fedeli suoi discepoli.
Cammino di speranza che deve
animarci come figli adottivi del Padre nel
Figlio, docili all’azione dello Spirito Santo,
rendendoci missionari gioiosi e audaci di
Gesù risorto, speranza del mondo.
Cammino di carità che deve fare di noi
un cuore solo e un’anima sola, disposti a
donarci come pane spezzato e vino versato,
in Gesù Eucaristia per la salvezza del
mondo.
L’evento prodigioso della lacrimazione della
Madonna nel 1953 fu un fatto
sorprendente, che suscitò domande, turbò
coscienze, scosse indifferenze, commosse
tanti cuori, provocò conversioni, ottenne
guarigioni… anche oggi quell’evento suscita
domande: compito primario di ciascuno di
noi sarà cercare di capire il senso di quel
pianto ancora oggi “per me”.
Un concreto suggerimento ci viene dal
servo di Dio Giovanni Paolo II,
durante l’omelia
per la dedicazione
del Santuario di
Siracusa, il 6
novembre 1994: «Le
lacrime di Maria
appartengono
all’ordine dei segni: esse
testimoniano la presenza
della Madre nella Chiesa
e nel mondo. Piange una
madre quando vede i suoi
figli minacciati da qualche
male, spirituale o fisico.
Sono lacrime di dolore per
quanti rifiutano l’amore di
Dio, per le famiglie disgregate
o in difficoltà, per la gioventù insidiata
dalla civiltà dei consumi e spesso
disorientata, per la violenza che tanto
sangue ancora fa scorrere, per le
incomprensioni e gli odi che scavano
fossati profondi tra gli uomini e i popoli.
Sono lacrime di preghiera: preghiera
della Madre che dà forza ad ogni altra
preghiera, e si leva supplice anche per
quanti non pregano perché distratti da
mille altri interessi, o perché ostinatamente
chiusi al richiamo di Dio. Sono lacrime di
speranza, che sciolgono la durezza dei
cuori e li aprono all’incontro con Cristo
Redentore, sorgente di luce e di pace per i
singoli, le famiglie, l’intera società».
In questo anno, dunque, vogliamo
rinsaldare con Dio il nostro legame d’amore
e di fede, sforzarci di aiutare le famiglie
della nostra comunità a divenire sempre
più scuole e palestre di vita cristiana,
radicati in questa isola bella benedetta e
protetta da Maria; aiutare i giovani a
riappropriarsi della loro vita, attraverso
anche la riscoperta del vissuto di quanti li
hanno preceduti. Consapevoli, però, che ciò
si potrà realizzare solo se ci sapremo
mettere in ginocchio a pregare, uniamoci a
Maria nell’invocazione alla SS. Trinità per
accogliere in noi il dono della speranza di
un futuro di pace e di luce.
E in questi giorni impariamo a invocare
Maria con un’altra breve preghiera:
“Cuore Immacolato e Desolato di
Maria, abbi pietà di noi!”.
Questa giaculatoria è un grido d’amore e un
gemito di dolore. È la preghiera più incisiva
con cui ci rivolgiamo e quasi ci
aggrappiamo a Maria, al suo cuore
immacolato e desolato. Tanto più
addolorato quanto più immacolato.
Sì, perché più il cuore è puro e più
il male lo ferisce; più l’anima è
sensibile e più è acuto il dolore.
Tutto il male che affligge l’uomo,
che ne umilia la dignità e ne
minaccia la felicità, è presente
al Cuore della Madre. Ella
vede tutto l’odio che avvelena
i rapporti, le vendette che
rigano di sangue l’umana
convivenza, la corruzione
che inquina la società,
l’indifferenza che rende il
fratello estraneo al fratello.
Vede l’avidità di denaro e la fame di potere,
il dilagare della violenza e della prepotenza,
il progressivo disgregarsi della famiglia e la
silenziosa apostasia di tanti dalla fede. Vede
il crollo dei valori e degli ideali, l’esagerato
amore di sé e il conseguente disprezzo degli
altri… Vede e piange.
Piange di dolore di fronte allo scempio di
un patrimonio accumulato in secoli di
tenace impegno dei nostri padri.
Piange di compassione per la sorte
penosa dei suoi figli, lontani da Dio, schiavi
del peccato e spesso chiusi alla
trascendenza.
Piange per la durezza di cuore di tanti
che si dicono credenti, ma rifiutano il
Vangelo e offendono il Figlio Gesù. È
sempre causa di tristezza per una madre
vedere i figli malati e sofferenti. Che cosa
non farebbe, una madre, per dare loro
serenità, per rimetterli sulla buona strada,
per renderli felici?
A lei, dunque, “gementi e piangenti in
questa valle di lacrime”, ricorriamo
fiduciosi e diciamo: “Abbi pietà di noi, o
Madre di Misericordia”: abbi pietà
dei nostri smarrimenti, delle nostre
incertezze e fatiche, dei nostri cuori
vacillanti. La nostra fede è debole, la
nostra speranza è fragile, il nostro amore è
povero: abbi pietà! Grande è il nostro
peccato, immensa la nostra presunzione,
scarso il nostro impegno: abbi pietà!
Tu, che sei la più tenera di tutte le madri,
muoviti a pietà davanti ai nostri
tentennamenti, alle nostre incoerenze, alle
nostre ripetute infedeltà.
Tu conosci i passi del nostro vagabondare,
Tu mescoli le tue lacrime alle nostre, Tu
vedi l’affanno e il dolore dei tuoi figli.
Soccorrici, o Madre buona, asciuga il
nostro pianto e sana le nostre ferite col
balsamo del tuo amore. Fa che
possiamo sentirti sempre vicina ai
nostri problemi: allo stipendio che non
basta, allo stress della vita odierna,
all’incertezza del futuro, alla paura che ci
blocca. Vicina a noi nella solitudine,
nell’usura dei rapporti, nell’instabilità degli
affetti. Vicina a noi nella difficoltà di
educare, nell’incomunicabilità perfino con
gli intimi, nella frammentazione logorante
del nostro tempo. Vicina a noi nel
capogiro delle tentazioni, nella
tristezza delle cadute, nella tirannia del
peccato. Aiutaci, o maestra e modello di
vita, o Vergine sempre fedele, o porto
sicuro nel comune naufragio. Abbi pietà
di noi!”
Fratelli e sorelle, “amati dal Signore”,
accogliamo in noi la grazia di questo anno
dedicato a Maria: mettiamoci tutti a lavoro
perché possiamo riscoprici insieme figli di
Maria. Specchiamoci nel volto di
Maria, mirando l’altezza, l’ampiezza e la
profondità del suo amore, attraverso la
conoscenza più approfondita di Lei, la
preghiera contemplativa del santo Rosario,
l’accoglienza del suo invito sempre nuovo:
“fate quello che Gesù vi dirà” (Gv 2,5) e,
sono sicuro, contribuiremo a consolare il
cuore di questa Mamma che piange per noi
suoi figli minacciati dai mali, spirituali e
fisici.
Con il desiderio di rendere più gradita alla
Madonna della Misericordia , la nostra
comunità parrocchiale, invoco da Lei,
Madre amorevole, la benedizione su di me e
su tutti voi, con la preghiera alla SS. Trinità
perché allontani da noi ogni male
donandoci ciò che giova al nostro vero
bene, vostro don Carlo
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