| Carissimi, vorrei iniziare questa lettera pastorale per l’Anno Mariano, con un’antifona mariana antichissima:
«Sotto le ali della tua misericordia cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio;non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”
Si tratta di una preghiera che risale a un periodo che va tra il 250 e il 370.
è la più antica preghiera mariana da noi conosciuta. Essa ci è stata trasmessa con delle varianti da diverse Chiese.
Iin tutte le sue formulazioni la preghiera si rivolge a Maria invocandola con il titolo di “Madre di Dio”, il titolo più alto e più grande rivolto a Maria dalla fede cristiana. Maria è stata scelta da Dio come madre del Verbo incarnato, ha portato in grembo e ha dato alla luce Gesù. Dallo stesso Figlio di Dio, morente in croce, Maria è stata donata come Madre anche alla Chiesa e ad ogni cristiano: “Ecco la Tua Madre”. (cfr Gv 19,25-27). E’ diventata Madre di tutti i popoli! Il Signore Dio non può rifiutare l’intercessione della Madre a nostro favore.
LA NOSTRA LODE A MARIA
Per cui in questo Anno Mariano, i pensieri ed affetti correranno d’istinto a Maria. “C’è un’invocazione che, come già dicevo, non mi stanco di ripetere e di raccomandare. È come una freccia infuocata d’amore che parte decisa dal cuore e va diritta al cuore della Madonna. È la giaculatoria che dice: “Madre mia, fiducia mia!”. È preghiera semplice e breve, profonda e traboccante d’amore. È accessibile a tutti, anche a chi non ha studiato. È praticabile da tutti, anche da quelli che sono oberati di impegni. Non chiede tempo, ma amore. Non stanca, ma fa ardere il cuore e lo pacifica. È la risorsa di chi ama. È il grido di chi lotta. È l’invocazione di chi trepida”.
“Madre mia!”. È il riconoscimento della sua missione nei nostri confronti; è la consapevolezza della nostra condizione: siamo suoi figli, a lei donati dal Figlio morente, posti sulle sue braccia e a lei affidati dal Salvatore del mondo.
“Madre mia!”. È l’esclamazione esultante del bimbo che è felice tra le sue braccia, che si sente sicuro accanto al cuore della Madre di tutte le mamme. È la gioiosa meraviglia del credente, consapevole di ciò che lei è per lui e, soprattutto, di ciò che lui è per lei.
“Madre mia!”. È professione di fede nella sua maternità spirituale. È atto d’amore verso una madre così tenera. È consolante certezza del suo accompagnamento efficace e costante.
“Fiducia mia!”. Tu, o Maria, sei il “cuore” e il volto materno di Dio. In te, o Vergine benedetta, io contemplo l’icona della divina tenerezza, la pura trasparenza della santità a cui anelo.
“Fiducia mia!”. Tu sei “l’Onnipotente per grazia” e questo mi riempie di serenità e di pace. Tu conosci i miei bisogni e intervieni, anzi “la tua benignità… liberamente al dimandar precorre” (Dante Alighieri). Tu “brilli davanti al peregrinante popolo di Dio come segno di sicura speranza e di consolazione” (Lumen Gentium), e perciò “cresce lungo il cammino il mio vigore” (Sal 84,8).
“Fiducia mia!. Tu sei l’aiuto di cui ho bisogno nel mio viaggio tra le tribolazioni e i pericoli. Tu l’avvocata di grazia e il modello di santità. Tu, Madre di misericordia, mi “dischiudi il cammino verso il Regno dei cieli”. E quando le difficoltà della vita rendono incerto il mio passo e mettono a dura prova la mia fiducia e la mia speranza, ripeterò decine, anzi centinaia di volte: Madre mia, Fiducia mia!”LA TUA BELLEZZA CI INCANTA
Per comunicare con la persona amata non occorrono lunghi discorsi: basta una parola, un gesto, uno sguardo. Questo è ancora più vero nel nostro rapporto con la Madonna, che ci conosce e ci ama in Dio e che è la “Madre che tutto può”. È bello potersi rivolgere a lei con la spontaneità e la fiducia dei figli.. è bello dirle: “O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te”.
Nella prima parte di questa preghiera c’è il gioioso riconoscimento della gigantesca statura morale di Maria: Ella è la creatura concepita senza peccato. In lei noi contempliamo il nostro destino finale. Non c’è, in lei, neppure l’ombra del peccato. È senza macchia alcuna. È la “Donna vestita di sole”. È la “piena di grazia”, traboccante dell’amore di Dio, e perciò bellissima, graziosissima. Innamorato della sua limpidezza, Dio vi si specchia dentro, come le alte montagne nella trasparenza dei laghi. Davvero, “la figlia del re è tutta splendore”; davvero “al re piace la sua bellezza” (Sal 45). In lei il Padre ha preparato una degna dimora per il Figlio. E il popolo cristiano sente il fascino di questo straordinario candore e la dichiara “Bella fra tutte le donne” e l’acclama: “Salve, o tutta santa”. Incantati dalla divina bellezza di questa Madre i fedeli cantano entusiasti: “Dell’aurora Tu sorgi più bella … non vi è stella più bella di Te”. Tutto lo stupore e amore dell’anima incantata da Maria è compendiato nel canto liturgico a tutti noto: “Tota pulchra es, Maria!” Sei tutta bella, sei splendida nell’anima e nel corpo. La tua bellezza, anche corporale, è il riverbero della tua bellezza interiore.
Consapevoli delle nostre brutture, supplichiamo con fiducia: “Prega per noi, che ricorriamo a Te”.
“Prega per noi”, cioè ottienici un cuore nuovo, un cuore semplice e puro, un cuore umile e docile, come il tuo.
“Prega per noi”, cioè aiutaci a vivere da veri cristiani, da autentici testimoni, in un mondo contraddistinto da un consumismo sfrenato, dall’indifferenza religiosa e da un secolarismo chiuso alla trascendenza.
“Prega per noi”: restituiscici, o tutta bella, alla nostalgia del candore, al desiderio di incontaminata trasparenza, all’anelito verso la santità. Spesso ci sentiamo sporchi, indegni di Te e della Trinità Santissima, e perciò a Te ricorriamo, ci rifugiamo tra le tue braccia e cerchiamo riparo nel tuo cuore, o Madre di misericordia.
MARIA, DONAMI GESÙ,
DONAMI A GESÙ
Quando il rapporto con Maria diventa maturo, anche la domanda si fa essenziale. Non si pensa più ai doni, ma al Datore dei doni. Non più alle grazie, ma alla sorgente di ogni grazia. Ecco, allora, una preghiera tanto cara al suo Cuore di Madre: “Maria, donami Gesù, donami a Gesù”.
“Donami Gesù”. L’anima che ha familiarità con la Madonna, che ha imparato da lei come pregare e che cosa domandare, non si attarda in richieste di cose marginali, ma va subito all’essenziale: “Dammi Gesù”. Non indugia su favori che è pure legittimo chiedere, ma va al cuore del problema: ella sa che il pane è necessario, ma che non è tutto; sa che il denaro è importante, ma che non basta a renderci contenti; sa che la tavola piena di vivande non sazia, se il cuore è vuoto di certezze; sa che anche i cibi più raffinati sono privi di sapore, se manca la pace dell’anima. Sa che perfino la salute è un bene inestimabile, ma perde di valore di fronte alla sapienza del cuore e comunque non placa il bisogno di felicità. L’anima che si è lasciata educare da Maria e che ha assimilato la sua spiritualità, chiede Gesù, vuole Gesù.
“Donami a Gesù”, o Madre buona e tenera. Strappami al male che mi seduce, alla menzogna che mi inganna, al peccato che mi invecchia. Spezza le catene che mi tengono prigioniero degli idoli di turno, asservito ai tanti padroni che mi tolgono libertà e dignità, accecato dalle lusinghe che rendono corto il respiro e ristretto l’orizzonte. Liberami dalla paura, dall’egoismo e dalla diffidenza, che paralizzano ogni slancio e bloccano ogni desiderio di vita nuova e di amore fedele.
“Donami a Gesù” e aiutami ad accoglierlo nell’intimo del cuore. Egli riempie di luce la mia solitudine e mi dona il gusto della vera libertà. È vero, Egli contesta i miei pensieri, scombina i miei programmi, manda in crisi le mie certezze, ma lo fa perché mi ama e perché vede meglio della mia ristrettezza di vedute. Mi guasta i progetti, ma non mi rovina la festa; e anche quando mi disturba il sonno, non mi toglie la pace.
“Donami a Gesù”, ma non permettere che la mia fede in Lui e il mio amore per Lui mi tenga estraneo alle sofferenze dell’uomo e alle tragedie della storia. Fammi sempre riconoscente che non posso amare il Dio invisibile se non amo i fratelli che vedo. Dammi l’attenzione e la passione per questo mondo, in cui si prepara la materia del mondo rinnovato, ma tieni sempre sveglio in me il desiderio della “Città del Cielo”. Fammi capace, o Madre, di consegnarmi fiduciosamente a Lui e di abbandonarmi totalmente in Lui, in quell’unione intima di cui il cuore ha struggente nostalgia.
Non stancarti di amarci! Sei per tutti noi “di speranza fontana vivace” (D. Alighieri).
MARIA: LA MADRE!
Carissimi in questo anno di grazia volgiamo lo sguardo a Maria, “termine fisso d’eterno consiglio” (D. Alighieri).
L’ho sentita sempre come sorella affettuosa e come madre tenera. Ho visto in Lei la maestra dell’ascolto e il modello della sequela. A Lei – più per un bisogno istintivo che per consapevolezza teologica – affidai il cammino di conversione. Alla sua intercessione e all’azione interiore dello Spirito Santo affidai pure il lavorio di discernimento sulla mia vocazione.
Negli anni del ministero sacerdotale quella fiamma è rimasta sempre accesa, alimentata dalla preghiera del Rosario (a me tanto cara!), dalle giaculatorie frequentemente scoccate dal mio cuore e soprattutto il suo stile di vita, così come la presenta il Vangelo. Ho maturato il convincimento che è stata proprio Lei, la Madonna – che, “molte fiate liberamente al dimandar precorre” – a custodirmi in tanti momenti della vita, a “preservare i miei piedi dalla caduta” (Sal. 56,14), a tenermi sotto il suo manto, vicino al suo cuore. Ha educato i miei sentimenti, ha guidato i miei passi, mi ha ficcato in testa – ahimè con quanta fatica! – che la vera sapienza è quella del cuore docile, che la vera riuscita è la santità e che “saggio è colui che gli è fedele” (Sal. 110).
Parlarvi della Madonna, esortarvi a conoscerla e ad amarla, è per me un bisogno del cuore, che vuole cantare le meraviglie di Dio in questa creatura, che è la più grande, la più benedetta fra tutte le donne, la Vergine Madre.
CONCLUSIONE
Giunti fino in fondo a questa mia lettera, fatta preghiera, potreste chiedervi: e adesso? Che cosa dobbiamo fare? Qual è il lavoro che ci viene proposto? La risposta è articolata.
La prima cosa che mi permetto di chiedervi la formulo con la parola di Paolo a Timoteo: “Rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto” (2 Tm. 3,14).
E da ultimo, dico a ciascuno di voi: “Attingete forza nella grazia che è in Cristo Gesù” (2 Tm. 2,1). Lavorare con dedizione e soffrire per il Vangelo senza scoraggiarsi e senza cedere alla meschinità, esige di attingere continuamente coraggio e fortezza dal Signore Gesù. È Lui la sorgente indefettibile della fedeltà fino al martirio. Uniti con Lui e radicati nel suo amore, possiamo dire anche noi, con l’Apostolo: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” (Fil. 4,13)
Ci prenda per mano e ci sostenga la Madonna Santissima, che è “Madre, sempre Madre, nostra Madre”: “Maria è monumento di carità maestra di tutte le virtù. È il nostro modello.
Non immagineremo mai quanto è grande Maria! È tutta rivestita della Parola di Dio.
Quel "conservava tutte le Parole nel suo cuore" (cf. Sal. 119,11) significa che le viveva. Maria era tutta Parola, solo Parola. Essere parola viva significa rivivere sulla terra Maria.
Se, cercando d'amare, l'amore diventa reciproco, Cristo regna fra due o più.
Allora riusciamo a dare Gesù spiritualmente al mondo come Maria lo ha dato fisicamente” (Chiara Lubich).
Vi benedico di cuore, fratelli e sorelle. Vi benedico con tutto il mio affetto di fratello e di padre.
Beneditemi anche voi e non stancatevi di sostenermi con il vostro affetto e con la vostra preghiera, vostro don Carlo.
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