| Carissimi, ad un anno dalla conclusione del Giubileo Antoniano, in cui abbiamo gustato la dolcezza della misericordia di Dio e ricevuto tantissimi doni dall’Alto, tanto che è impossibile elencarli tutti (ma speriamo in futuro di poter raccogliere il tutto in un piccolo sussidio) ha posto nel nostro intimo delle domande serie. Tutto questo ha fatto risuonare dentro il cuore di tanti la famosa frase di S. Agostino:”Ho paura di Gesù che passa…”. Ho paura che passi e io non mi accorga, e così passi invano, senza sapere se ci sarà una seconda volta. Sì carissimi sono state tante le grazie che il Signore ha donato alla nostra comunità parrocchiale. Ma chiediamoci: c’è stata vera conversione del cuore? Rinnovo della vita personale e comunitaria? Abbiamo portato frutti di conversione? Che ne abbiamo fatto dei tanti doni elargiti dal Signore alla nostra parrocchia? Infatti, ci dice Gesù: "Nessun peccato è imperdonabile... solo il peccato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato" (Lc 12, 10). Il peccato contro lo Spirito Santo è il peccato contro l'Amore di Dio... ossia il rifiuto del Dono... la massima espressione dell'orgoglio, della superbia, è la chiusura del cuore. Assomigliamo - dice Gesù - a quei bambini capricciosi che stando in piazza si rimbeccano a vicenda:”Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto” (Mt 11, 17). La tentazione frequente è mettere continuamente le scuse più diverse per evitare di accogliere l'esortazione che ci viene dal Vangelo e ritornare al Signore con tutto il cuore. Quante volte, purtroppo, si deve dire anche per noi: "Abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto". Ciascuno di noi infatti è portato a pensare solo a se stesso: è l'unica melodia che conosciamo e che seguiamo. Ma anche per noi, come fu per Giovanni Battista e per la gente del suo tempo, giunge il momento della scelta, ossia decidere se seguire Gesù o se continuare ad andare dietro a noi stessi. Si tratta di una scelta che non è rinviabile per nessuno. Anzi c'è da aggiungere una cosa: a noi che abbiamo ricevuto molti più doni e molte più parole e segni di quanti ne ebbero gli abitanti di Tiro e Sidone, verrà chiesto conto di quel che ne abbiamo fatto del Vangelo che ci è stato consegnato. Qui Gesù paragona la sua generazione a bambini incontentabili che rifiutano ogni gioco. È stato loro proposto di giocare a far festa con suoni e danze. Non hanno accettato. Sono stati invitati a giocare al lamento tipico dei funerali. Niente! Hanno rifiutato anche questo. Ciò che va colto è il significato profondo. Lo scontento – anche oggi – diventa costume, una realtà endemica… Al riguardo vorrei ricordare un piccolo episodio accadutomi alcuni mesi fa ad Acqui Terme in occasione della festa della serva di Dio Chiara Luce Badano. In quell’occasione, nonostante la presenza di tre vescovi, mi fu chiesto di tenere l’omelia alla celebrazione Eucaristica. Dopo la S. Messa, in sacrestia, il vicario generale della Diocesi di Aqui, ringraziandomi per l’omelia mi disse :”Attento! Il Signore ti chiederà molto perché ti ha dato molto!”. Ecco carissimi, sono proprio le parole di Gesù: «A chiunque fu dato molto, molto sarà richiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto di più» (Lc 12,48). Queste parole Gesù le rivolge anche a noi: Attenti! Il Signore ci chiederà molto perché ci ha donato molto!
L’appello è a vivere la prossima festa di S. Antuono non da spettatori, ma da protagonisti, un invito che rivolgo a tutti, ma soprattutto ai giovani della nostra parrocchia. S. Antonio è stato per intere generazioni punto di riferimento attento e sicuro e molto più lo potrà essere oggi per voi che vi apprestate a segnare la storia con la vostra responsabilità in un contesto di incertezze e di smarrimento anche di fronte alle più elementari verità del convivere civile. Ma come non disperdere i tanti doni ricevuti? Come farli fruttificare? Come renderli patrimonio duraturo? Una soluzione ci viene dal Papa nel messaggio per la XXII Giornata mondiale della gioventù. In questo messaggio il Papa sviluppa la sua riflessione a partire dalla domanda: “E’ possibile amare?”. La risposta del Papa è che l’amore vero, fedele e forte, quello “che lega le persone, facendole sentire libere nel reciproco rispetto”, esiste. L’unica sorgente di questo amore è Dio. In Gesù il mistero di Dio amore si manifesta all’uomo come un amore senza limiti, nel pieno dono di sé che arriva fino alla croce. Guardando a Cristo, scrive il Papa, si comprende “come”, secondo Dio, si ama. Si tratta certamente di un modello “alto”, ma i giovani possono “osare l’amore”, coltivare i propri talenti non solo per conquistare una posizione sociale, ma anche per aiutare gli altri a crescere, sviluppare le proprie capacità non soltanto per diventare più competitivi e produttivi, ma per essere testimoni della carità. “Fate risuonare ovunque, conclude Benedetto XVI, il grido che ha cambiato il mondo: Dio è Amore!”.
E proprio la consapevolezza dell’Amore di Dio deve indurci a vivere la nostra esperienza di fede nella gioia e deve vederci impegnati a trasmettere anche agli altri la “gioia della fede”. Il Papa parlando al Convegno diocesano ha detto: “la fonte della gioia cristiana è questa certezza di essere amati da Dio, amati personalmente dal nostro Creatore, da Colui che tiene nelle sue mani l’universo intero e che ama ciascuno di noi e tutta la grande famiglia umana con un amore appassionato e fedele, un amore più grande delle nostre infedeltà e peccati, un amore che perdona”.
La certezza di essere amati da Dio ci aiuta a vivere i vari momenti come risposta all’Amore, un amore che ci dona gioia piena e duratura.
Lo aveva ben capito Antonio che per oltre 80 anni ha inondando tutti coloro che incontrava della gioia di sentirsi amato da Dio attraverso i tanti aneddoti della vita quotidiana che lo hanno contraddistinto come un uomo davvero “innamorato del suo Amore”, tanto che di lui si diceva che era “sempre nella gioia”.
E allora, carissimi giovani e non solo…, prepariamoci a vivere con gioia la nostra festa parrocchiale. Guardiamo ad Antonio. Guardiamo a Maria Santissima, in questo tempo di preparazione all’Anno Mariano: ci aiuterà a non disperdere i doni di Dio, ma come Lei, impareremo a custodire e meditare nel cuore le meraviglie di Dio. La sua guida sicura ci porterà all’incontro con l’Amore di Dio. Non è quanto desideriamo tutti?…Andiamole dietro e ci porterà a vivere una esperienza bellissima. Partecipiamo alle iniziative che verranno proposte, sia spirituali che ricreative e coloriamo la nostra vita e le nostre zone della gioia che ci viene dalla consapevolezza di essere amati da Dio... Buon Anno a tutti con affetto vostro don Carlo
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