| La morte, il dolore, il dispiacere, l’abbandono, l’abuso, la confusione, la solitudine…, Dio non intendeva farci provare o sopportare nessuna di queste cose.
Spesso ci capitano delle cose spiacevoli, disgrazie, dispiaceri e ci chiediamo: “Perché?” e poi chiediamo a Dio: “Perché me? – Perché queste cose? – Perché ora?” Perché, Perché, Perché?
Spesso e volentieri non troviamo risposta…. Perché mia madre è morta quando avevo dieci anni e mi ha lasciato da solo?
Perché mia moglie è rimasta infetta da AIDS tramite una trasfusione?
Perché ho sempre problema di soldi?
Perché mio figlio è morto in un incidente di macchina?
Perché ho il cancro al cervello?
Perché nulla va mai per il verso giusto?
Perché a me? Perché Dio? Puoi dirmi perché?
A volte pensiamo….Ehi Dio, sei là in cielo, che ci guardi da lontano pensando che forse mio figlio è rimasto ucciso nell’incidente stradale perché non ti amava abbastanza?
Mia moglie non era abbastanza diligente è per questo che adesso ha contratto l’aids? È ciò che si merita?
Tumore al cervello…. Volevi vedere cosa avrei fatto… forse pregare di più, impegnarmi di più, dare di più?
Perché sei così indifferente ai nostri dolori? Perché sembra che non te ne importa niente?
Gesù, dopo quattro giorni che Lazzaro era morto, arrivò alla casa di Marta e Maria. Quando si fermò davanti alla tomba di Lazzaro, pianse….(il verso più corto in tutta la Bibbia), e fremette in se stesso.
Cos’è che lo fece “fremere nel suo spirito” e “piangere”? Forse sapeva di più di quanto noi sappiamo? Stava pensando all’incredulità dei presenti, alle rimostranze fatte del suo ritardo, alla resurrezione di Lazzaro, al fatto che le vie di Dio sono più alte di quelle degli uomini? Oppure sapeva che la morte di Lazzaro era stata qualche cosa che non avrebbe dovuto succedere…. ogni morte… ogni dolore non avrebbe dovuto essere.
Da esseri umani non possiamo comprendere il cuore di Dio. Gesù era Dio e uomo allo stesso tempo, e mentre stava davanti alla tomba di Lazzaro…. presso la tomba di tuo figlio, vicino al letto d’ospedale del tuo migliore amico o di tua moglie, nella sala d’aspetto dell’oncologo…Gesù vedeva le cose dal punto di vista umano e dal punto di vista divino… un dolore straziante che sia io che voi non possiamo capire e non possiamo conoscere…. in quanto il prezzo del peccato è la morte.
Quando ci accade qualche cosa di brutto veniamo distrutti dalla realtà di queste cose tremende che si impone sulla nostra vita.
Di solito ci rassegniamo dicendo che fa parte della vita, che dobbiamo tirare avanti, che cose così accadono a tutti.
Ma cosa possiamo fare? Dobbiamo renderci conto che queste cose non avrebbero dovuto succedere, ma a volte ci troviamo ad accusare Dio di esser sordo.
Questa è la fregatura, ogni giorno paghiamo il prezzo per fare le cose di testa nostra e il prezzo per aver rivolto le spalle a Dio… che non è che sia una colpa nostra, ma che abbiamo ereditato.
La verità che ci fa soffrire è che Dio non voleva che questo accadesse.
Ogni giorno dobbiamo vivere con il dolore di ciò che abbiamo perso. Non possiamo comprendere, possiamo solo sentire il dolore, il disappunto, il senso di ingiustizia… una certa distanza da Dio.
Solo Gesù, colui che era prima di ogni cosa, può capire, solo Gesù conosce la tragedia del peccato in tutta la sua pienezza e orrore: niente di ciò avrebbe dovuto essere.
Quando Gesù si trovò davanti alla tomba di Lazzaro, non guardava solamente alla tomba del suo amico, vedeva tutte le tragedie del mondo, la mancanza di speranza, il dolore, l’ingiustizia ed è per questo che fremette in se stesso e pianse…. Sapeva quante bambine avrebbero vissuto l’abuso sessuale, quanti bambini abbandonati e quanti uccisi ancora prima di essere nati, ogni dolore ogni ingiustizia, ogni cancro, ogni malattia ancora oggi impensabile…. sapeva il dolore della separazione il sapore amaro delle illusioni spezzate, il dolore del tradimento e del suicidio… così tanti uomini, donne e bambini che morivano, gli stessi che Lui ama così tanto… Gesù capiva e solo Lui sapeva che tutto ciò non avrebbe dovuto essere…. Quando sentì il pianto dei presenti alla tomba di Lazzaro, Gesù sentiva anche i nostri pianti e vedeva le nostre lacrime…. il prezzo del peccato è la morte… mi permetto di dire… non solo la morte, ma anche ogni dolore e ogni cosa tremenda in questo mondo.
L’idea che fra qualche giorno Gesù avrebbe camminato verso il Calvario lo fece tremare. Su quella croce avrebbe portato ogni goccia di sangue versata, ogni malattia, ogni dolore, ogni ultimo respiro… il mio dolore e il tuo: ogni grido di abbandono l’ha fatto Suo.
Gesù in quel momento li conosceva tutti, li conosce ora e conosce quelli di domani e sapeva che nulla avrebbe dovuto essere…
Mentre era alla tomba di Lazzaro, Gesù si ricordò come tutto era cominciato: un uomo e una donna decisero di fare ciò che volevano, invece di fidarsi di Dio.
Si ricordò dei loro volti dopo che avevano assaggiato il frutto proibito e di conseguenza …. la morte. Quel giorno Dio pianse.
Anche l’uomo e la donna piansero, i loro volti si riempirono di vergogna. Il cuore di Dio ebbe un tonfo… perché nascondersi? Egli in fondo voleva solo amarli. Perché? Da lì la prima litigata, il primo dolore, la prima morte…
Ci sbagliamo quando attribuiamo alla perfezione di Dio la mancanza di sentimenti. Essere perfetto non significa che il Suo cuore non può provare dolore.
Il Suo cuore perfetto è un cuore che ama nella sua pienezza a dispetto del costo da pagare e Gesù l’ha pagato, quel costo, al Calvario.
Là, su quella croce, Gesù trattenne tutta la potenza che avrebbe potuto tirarlo giù, e permise a degli uomini di piantare dei chiodi nelle sue mani e nei suoi piedi ed alla fine proclamò la vittoria: È FINITO!
Quanto ancora può soffrire un cuore, quanto ancora può sopportare per amore? Non c’è un amore più grande di quello di dare la vita. Gesù morì per ogni nostra lacrima ed ogni nostro "perché" che esce dalle nostre labbra.
Gesù è qui, con noi, nelle Sue mani i nostri cuori feriti.
Gesù ha pagato un prezzo alto per poter essere qui con noi e per farci sapere che Lui è con noi, anche perché sapeva che nulla di ciò avrebbe dovuto essere…. Ma il suo amore ha vinto la morte, il dolore, la malattia….
Ma andando via, Gesù ci ha lasciato la sua parola, ci ha lasciato il suo corpo e il suo sangue, ci ha lasciato la sua Mamma, ci ha lasciato il suo sacerdozio, ci ha lasciato la sua pace e il suo comandamento nuovo e il testamento dell’unità. Soprattutto Gesù ci ha dato sua madre, e il dono di Maria è un grande dono che Gesù ci fa, dopo il suo corpo e il suo sangue.
Ricordo che una volta, facendo il catechismo ai bambini, chiesi loro se potevano darmi la loro mamma. Fu un coro di no perché la mamma è la cosa più preziosa.
Ognuno di noi ha certamente, nella sua vita spirituale, un santuario mariano preferito dove ha ricevuto molte grazie. Ognuno ha, nella propria vocazione, delle grazie ricevute da Maria e ognuno di noi ha una preghiera mariana preferita.
Perché Gesù ci domanda di amare la Madonna? Perché ci ha lasciato Maria?
Perché Gesù ha seguito la volontà di suo Padre che, mandandolo nel mondo, ha voluto che ci fosse un grembo, un cuore che lo ricevesse; come in cielo era nell'amore e in “sinu Patris”, Dio ha voluto che in terra fosse nell'amore e in “sinu Matris”.
Un libro della Chiesa ortodossa "Filolakai" spiega come, per amare Gesù e avere la forza di resistere alle tante tentazioni del mondo, occorra invocare sempre il nome di Gesù e quello di Maria, sempre, sempre, anche durante la notte se ci si sveglia.
Un dono e una grazia nella nostra vita è anche la parola di santa Teresa del Bambino Gesù che disse che avrebbe voluto essere sacerdote per potere predicare Maria; noi possiamo attuare quello che era il desiderio di santa Teresa: Maria è amore. Dio ha fatto un'icona nel mondo per fare ricevere Gesù e questa icona della Santissima Trinità è Maria. Presso la croce, Maria accoglie come suoi figli tutti i discepoli di Gesù ed anzi l'intera umanità, non solo i santi ma anche i peccatori, accetta Giovanni ma anche il ladrone. Quando Gesù dice: "Oggi sarai con me in Paradiso", Maria accetta il suo ruolo di “Mater misericordiae”. Poi trascorre la sua vita con l'apostolo Giovanni, il prediletto, condividendo la sua sollecitudine per il regno. Da Lei Giovanni impara di nuovo quanto ha appreso da Gesù: Dio è amore e noi siamo chiamati ad essere soltanto amore. Per questo Maria diventa una presenza nella nostra vita cristiana. Imploriamo da Maria la grazia della sua presenza vicino a noi. Vediamo, dalla vita dei Santi, che il diavolo ha paura di questo. Il diavolo ha paura di quanti amano Maria. San Giovanni Bosco, che è un figlio di Maria, venne disturbato tanto dal diavolo che questi fece crollare la sua chiesa e mandò molte persone per ucciderlo. Ma ogni volta Don Bosco venne salvato. San Giovanni Maria Vianney fu pure attaccato dal diavolo che gli disse che era stupido ad amare la Madonna e ad obbedire al suo vescovo. San Massimiliano Kolbe, ammalato gravemente di tubercolosi, fu missionario, fondò una casa editrice in Giappone e costruì il suo Convento non a Nagasaki, ma dietro la montagna, così quando la bomba atomica distrusse la città, la Congregazione rimase intatta. Quando tornò in Polonia suscitò molte vocazioni di giovani che però disturbavano la Comunità la quale chiese di mandare via Padre Kolbe. Venne infatti inviato nel sud della Polonia dove tanti giovani lo seguirono, perché chi ha Maria con sé porta sempre frutti.
Gesù ci ha affidato Maria ed è un dono. È una miniera, un tesoro. Nella Novo Millennio Ineunte il servo di Dio Giovanni Paolo II diceva: «Ci accompagna in questo cammino la Vergine Santissima, aurora luminosa e guida sicura, stella della nostra evangelizzazione». Così, preghiamo insieme e ringraziamo il Signore per questo dono di Maria, che ci sostiene nel cammino della vita…
vostro don Carlo.
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