| Carissimi, la storia del Natale inizia con le parole famigliari: “L’angelo del Signore fu mandato a una città della Galilea, chiamata Nazaret”. È il racconto dell’Annunciazione. Concentriamoci però sulle parole di Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.
Con queste parole Maria ha accolto Dio nella sua vita, si è affidata a Dio. Con quella sua risposta all’angelo, è come se Maria avesse detto: “Eccomi, sono come una tavoletta incerata: Dio scriva su di me tutto ciò che vuole”. Nell’antichità si scriveva su tavolette incerate; noi oggi diremmo: “Sono un foglio di carta bianca: Dio scriva pure su di me tutto quello che vuole”.
Si potrebbe pensare che quella di Maria fu una fede facile. Ma ci sbagliamo di grosso. Quello è stato l’atto di fede più difficile della storia. A chi può spiegare Maria ciò che è avvenuto in lei? Chi le crederà quando dirà che il bimbo che porta in grembo è “opera dello Spirito Santo”? Maria conosceva bene ciò che era scritto nella legge mosaica: una ragazza che il giorno delle nozze non fosse stata trovata in stato di verginità, doveva essere portata immediatamente davanti all’uscio della casa paterna e lapidata (cfr. Dt 22, 20 s.). Maria sì che ha conosciuto “il rischio della fede”! Ha detto il suo “fiat” a occhi chiusi, credendo che “nulla è impossibile a Dio”. L’amen, il suo “fiat”, fu come il “sì” totale e gioioso che la sposa dice allo sposo, il giorno delle nozze. Non a caso Maria, ripensando a quel momento, intona di lì a poco il Magnificat che è tutto un canto di esultanza e di gioia. La fede fa felici, credere è bello! È il momento in cui la creatura realizza lo scopo per cui è stata creata libera e intelligente. Sant’Agostino ha detto che “Maria ha concepito per fede e ha partorito per fede”; anzi, che “concepì Cristo prima nel cuore che nel corpo”. Noi non possiamo imitare Maria nel concepire e dare alla luce fisicamente Gesù; possiamo e dobbiamo, invece, imitarla nel concepirlo e darlo alla luce spiritualmente, mediante la fede. Credere è “concepire”, è dare carne alla parola. Ce lo assicura Gesù stesso, dicendo che chi accoglie la sua parola diventa per lui “fratello, sorella e madre” (cfr. Mc 3, 33).
Ma come si fa a concepire e dare alla luce Cristo. Concepisce Cristo chi prende la decisione di cambiare condotta, di dare una svolta alla sua vita. Dà alla luce Gesù chi, dopo aver preso quella risoluzione, la traduce in atto con qualche cambiamento concreto e visibile nella sua vita e nelle sue abitudini: se bestemmiava, non bestemmia più; se aveva una relazione illecita, la tronca; se coltivava un rancore, fa la pace; se non si accostava mai ai sacramenti, vi ritorna; se era impaziente in casa, cerca di mostrarsi più comprensivo, e così via. E’ il modo più bello per prepararci all’Anno Mariano e vivere un Natale autentico. Che cosa porteremo in dono quest’anno al Bambino che nasce? Sarebbe strano che facessimo regali a tutti, eccetto che al festeggiato. Una preghiera della liturgia ortodossa ci suggerisce un’idea meravigliosa: “Che cosa ti possiamo offrire, o Cristo, in cambio di esserti fatto uomo per noi? Ogni creatura ti reca la testimonianza della sua gratitudine: gli angeli il loro canto, i cieli la stella, i Magi i doni, i pastori l’adorazione, la terra una grotta, il deserto la mangiatoia. Ma noi, noi ti offriamo una Madre Vergine!”. Noi – cioè l’umanità intera – ti offriamo Maria!
Buon Natale a Te Gesù, buon Natale a tutti vostro don Carlo.
|