La Lettera Pastorale
 

Il Natale: una grande gioia!

 

“Io vi annuncio una grande gioia: oggi vi è nato un Salvatore” L’uomo di oggi, che è poi l'uomo di sempre, l'uomo che è ciascuno di noi, ha bisogno di ricevere una notizia come questa. Una notizia che fa respirare a pieni polmoni e dilata il cuore: la salvezza ti viene donata, gratuitamente, per puro amore. C'è un Salvatore. Dio lo ha mandato anche per te. Questa salvezza consiste nella soluzione del problema che è ciascuno di noi, ogni uomo, con gli interrogativi inquietanti che si porta dentro sul senso della sua vita, sul proprio destino: da dove vengo, chi sono veramente, avrò un futuro e come sarà? Vivrò sempre? Sarò felice? “Io vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi il Salvatore”. Basta che tu lo riconosca e lo accolga: allora questa "grande gioia" diventa la tua esperienza quotidiana. Accoglierlo, però, significa mettere da parte la tua logica, il tuo buon senso, per accettare la logica di Dio. La tua logica ti porterebbe ad aspettare la salvezza da un potente, da un grande culturalmente, economicamente, politicamente, socialmente. La salvezza invece ti viene da un piccolo, da un bambino debole e disarmato. La salvezza è un bambino. Che scandalo! Ma questo
è lo stile di Dio. “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia...”. Non è una favola il fatto che Dio ci abbia donato il Salvatore e che ci abbia amati fino a tal punto. “Non c'era posto” nell'unica “stanza” (invece che intendere "albergo") che dava sulla stalla. Qui Maria ha partorito il suo bambino e lo ha adagiato nella mangiatoia. Quando la Chiesa celebra il Natale, tale evento è reso misteriosamente attuale e noi vi siamo coinvolti. Allora la fede ci consente di rivivere e condividere in qualche modo l'esperienza stessa dei pastori e soprattutto di Giuseppe e di Maria. Possiamo cioè restare incantati davanti al mistero di questo Bambino: un neonato è appena un batuffolo di carne che si muove o strilla o dorme. Eppure questo Bambino è tutto, è Dio. Dio che le ha tentate tutte per "catturare" le sue creature e ora si presenta sotto la forma di un bambino. Un essere che di per sé è la creatura più fragile e ha bisogno di tutto e di tutti, è in balia di tutti. Un bimbo, però, che attrae: è difficile resistere al fascino che emana dal volto di un bimbo. Se ogni bimbo è un dono di Dio, questo lo è in modo unico e superlativo. Questo bambino è Dio che non è venuto tra noi come un turista, come un visitatore rettoloso e di passaggio, ma si è inserito radicalmente nella razza umana, divenendo un membro della famiglia umana, un compagno di viaggio che condivide gioie, fatiche, sofferenze fino all'esperienza della morte. Dio si è fatto talmente uno di noi che una ragazza può dire a Dio: “Tu sei mio figlio!”. E Dio può dire a una ragazza:
“Tu sei la mia mamma!”. “Il Verbo si fece carne e abitò in mezzo a noi” (Gv 1,14). Colui che da sempre era con Dio, anzi Dio stesso, diventò “carne”, cioè "uomo" nella sua totale precarietà e debolezza. Una presenza che si attua in modo particolarmente intenso nell'Eucaristia. E’ qui che “il Salvatore, incarnandosi nel grembo di Maria venti secoli fa, continua a offrirsi all’umanità come sorgente di vita divina” (GVPII). E ancora: “Lo sguardo rapito di Maria nel contemplare il volto di Cristo appena nato e nello stringerlo tra le sue braccia, non è forse l'inarrivabile modello di amore a cui deve ispirarsi ogni nostra comunione eucaristica?” (EdE 55).
Chi contempla e comincia a comprendere il mistero del Natale, che si prolunga nell'Eucaristia, si sente afferrare da un grande stupore, da una immensa gratitudine, da una gioia indicibile: “Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la Vita” (san Leone Magno). E cresce nel cuore una incrollabile fiducia: “Io non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo. Io lo amo, perché Egli non è che more e misericordia” (santa Teresa di Gesù Bambino). E la scoperta nuova di quanto valga io, tu, ogni uomo, se il Figlio di Dio ha scelto di diventare uomo e di legare ogni uomo a sé, come una immensa famiglia di fratelli. Con la conseguenza che l'amore concreto donato a qualunque uomo è realmente donato a Lui. Il presepe, che viene allestito in ogni chiesa e lodevolmente anche nelle nostre case, visualizza una storia, non una fiaba: “Da duemila anni la Chiesa è la culla dove Maria depone Gesù e lo affida all'adorazione e alla contemplazione di tutti i popoli” (GVPII). Il nostro desiderio è che la nostra comunità e ogni nostra famiglia diventino sempre più "culla", cioè "presepe" vivo dove Maria continua a deporre Gesù, luogo dove Gesù continua a nascere e rinascere per la gioia di tutti gli uomini. Se potrà esserlo, dipende anche da me e da te.

Auguri di buon Natale a tutti vostro
don Carlo

 

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San Domenico
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Sant'Antuono

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San Domenico
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Venerdi ore 18:00 - 19:30 Sant'Antuono
Sabato ore 18:00 - 19:30 San Domenico

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