| Carissimi,
questa estate, sarà per la nostra comunità parrocchiale,
un po’ diversa e speciale. E’ un’estate
di “ fuoco”. L’Anno Giubilare Antoniano
si arricchisce di un’altra “ perla preziosa”.
E’ il tempo
in cui ci prepariamo all’enorme grazia riservataci dall’Eterno
Padre, di accogliere, dal 5 al 14 settembre, l’urna
di S. Teresa di Gesù Bambino, Patrona delle Missioni
e Dottore della Chiesa. Occasione propizia è la festa
di S. Domenico: rifletteremo insieme sulle meraviglie che
Dio compie nei suoi santi, di ieri e di oggi. Domenico e Teresa
sono divisi da circa 7 secoli, ma identica è stata
la passione che li ha animati: gridare al mondo, con la loro
vita, l’Amore di Dio. Annunciare a tutti che Dio ci
ama immensamente.
Sono due esempi per la nostra Chiesa isolana in Sinodo, chiamata
alla grande sfida della nuova evangelizzazione nella cultura
contemporanea: nichilista, scientista ed edonista. Nel riflettere
sui capitoli 12 e 13 della prima lettera di San Paolo ai Corinzi,
S. Teresa intuisce, sotto l’ispirazione dello Spirito
Santo, che “l’Amore racchiude tutte le vocazioni…
ho esclamato: “Gesù, mio Amore, la mia vocazione
l’ho trovata finalmente! La mia vocazione è l’amore,…
nel cuore della Chiesa. mia madre, sarò l’amore”(Ms
B, 3v). Nella corrispondenza con i suoi due fratelli spirituali
sacerdoti missionari, Teresa matura una mentalità ed
una passione missionaria per tutta la Chiesa. E’ convinta
che la sua missione,
dopo la morte, sarà di “ Fare del bene sulla
terra fino alla fine del
mondo”. Nelle sue riflessioni, illuminate da una profonda
passione per la Sacra Scrittura (Isaia, S. Paolo e i Vangeli),
Teresa di Lisieux riconduce le verità fondamentali
della fede alla scoperta dell’ Amore misericordioso,
alla contemplazione del Cuore di Dio, il quale “è
più tenero di una madre” (Ms A, 80 v). Dal Vangelo,
dal quale attinge in particolare “la scienza dell’amore
di Dio”,si irradia questo uggestivo
annuncio: Dio è Amore; ogni uomo è amato da
Dio di un amore soffuso di tenerezza materna. All’Amore
paterno - materno di Dio
deve corrispondere il nostro amore di figli, impregnato di
fiducia e di abbandono sconfinato in Lui, perché “l’amore
si paga soltanto con
l’amore” (Ms B, 4 r). Così è di
Domenico. La sua fisionomia spirituale è inconfondibile:
egli stesso nei duri anni dell’apostolato si era definito
«umile servo della predica zione». Alla base della
sua vita sta questo preciso programma: testimo niare amorosamente
Dio dinanzi ai fratelli, donando loro, nella povertà
evangelica, la verità. Audace e prudente, deciso e
rispettoso verso il prossimo,
geniale e obbediente alla Chiesa, Domenico apostolo che non
conosce compromessi né irrigidimenti, il predicatore
contrario ad
ogni retorica: «Tenero come una mamma, forte come il
diamante» (H. Lacordaire). Uomo di preghiera e di studio,
contemplativo e allo stesso tempo instancabile annunciatore
del Vangelo, colui che parlava con Dio e di Dio con i suoi
fratelli e sorelle, tale fu san Domenico. Contemplando nella
preghiera il suo Signore e Salvatore, san Domenico è
come spinto interiormente ad annunciare ciò che ha
contemplato. Lascia la comunità dei canonici di Osma
per diventare predicatore itinerante nel sud della Francia,
dove imperversa l’errore dell’eresia albigese.
Più tardi uomini e donne, lo seguono spinti dalla stessa
sete di annunciare il Vangelo dell’Amore di Dio attraverso
la parola e l’esempio di vita. Cosa ha spinto san Domenico
a fondare l’Ordine dei predicatori? Innanzitutto la
sua apertura di cuore verso gli altri, quella compassione
attinta nell’Amore di Dio. San Domenico è colpito
dalla misericordia di un Dio che vuole la salvezza di tutti
gli uomini. La sua compassione si
esprime davanti ad ogni sofferenza, tanto corporea come spirituale.
All’immagine di Gesù che ha rivelato la compassione
e l’Amore di Dio per gli uomini, san Domenico si fa
parte cipe della sofferenza degli altri, al punto di farla
sua. Durante la sua preghiera non mancano i momenti di disperazione
e grida: “Mio Dio, mio
Dio, che ne sarà dei peccatori?”. Che ne sarà
degli uomini che ignorano la misericordia di Dio perché
non ne hanno mai fatto l’esperienza? A questi ultimi,
la stessa Teresa si sente più che mai vicina, perché
- come lei stessa scrive - si è assisa “alla
tavola dei peccatori”(Ms C, 6 r), sperimentando il “silenzio
di Dio”, la
“notte oscura della fede”: la sensazione dell’inutilità
di tutto, terribile prova sofferta negli ultimi diciotto mesi
della sua vita, in cui imparò cosa significa credere
e restare fedeli al “Dio della speranza, che ci riempie
di ogni gioia e pace nella fede”(Rm
15,13).
Come per Teresina, la preghiera di Domenico si trasforma in
missione: come il Cristo e gli apostoli annunciatori della
Bella Notizia di salvezza, così san Domenico parte
alla ricerca di coloro che sono “ fuori le mura”,
per dir loro che sono amati da Dio. Carissimi, quale grande
occasione è questa estate, spesso dispersiva, per ritornare
alla fonte dell’Amore… per rientrare in “casa”!
In questa calura
estiva immergiamoci insieme in questo “oceano d’Amore”.
Lasciamoci aiutare da “ esperti” come Domenico
e Teresa. E sia Gesù in mezzo a fare della nostra parrocchia
la “città sul monte”.
Buona festa a tutti, vostro
don Carlo
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