menù
le indulgenze le benedizioni
sala stampa
newsletter
sfondi
fotogallery
contatti
 

Diocesi di Ischia | Parrocchia Sant'Antonio Abate - Chiesa di San Domenico
 
Anno Mariano 2008 - 2009

 

"Madre mia, fiducia mia"
"Ecco tua Madre"
 
home page
 
Il testo della relazione di Mons. Oder | Sabato 16 maggio 2008

Alcuni aspetti mariologici della lettura del materiale pervenuto
alla Postulazione della causa di Beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

Introduzione

Prima di tutto desidero ringraziare dott. Franco Buccarelli che ha fatto da tramite nella promozione del nostro odierno incontro e a don Carlo che ha organizzato l’evento.
Devo precisare subito che non mi sento competente né autorizzato a parlare degli aspetti strettamente teologici della mariologia di Giovanni Paolo II. Con gioia, però, anche se non senza qualche difficoltà, cercherò di presentare alcuni echi dalla Postulazione nel contesto del processo di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II legati alla figura della Vergine Madre. Forse più precisamente si potrebbe parlare di alcuni riflessi mariani riscontrabili in vari campi della vita e dell’attività di Karol Wojtyła.
Da uno sguardo a materiale raccolto emerge la presenza di Maria nelle vicende della sua vita come una costante che direttamente o indirettamente incide sulle sue scelte, decisioni, modo di essere e di porsi nei confronti delle persone e degli eventi.
Data la segretezza che accompagna il processo canonico non sarà possibile fare i nomi delle persone intervenute, tuttavia sarà possibile, senza alcuna violazione del segreto processuale presentare alcuni aspetti emergenti.

 “Totus Tuus”

La dimensione e la caratteristica mariana traccia il profilo umano e cristiano del Servo di Dio compendiata pienamente nel suo motto episcopale e pontificio “Touts Tuus”.
Penso, senza difficoltà, che sia possibile condividere la convinzione che la religiosità del SdD si possa riassumere nel motto da lui preferito "Totus tuus" e si potrebbe dire che Egli vedeva tutto con gli occhi della Madonna, Madre sua e Madre della Chiesa.
Come si evince dal materiale raccolto, la totale personale consacrazione a Maria del SdD costituisce un momento di passaggio alla fase matura e consapevole della propria fede. Molto spesso la dimensione mariana della sua spiritualità viene associata alle drammatiche vicende della vita che lo privarono in tenerissima età dell’affetto materno. La spiritualità del giovane Karol viene, tuttavia, formata nel clima profondamente virile. Il suo primo maestro della fede è il padre, un militare, uomo di profonda e provata fede. E’ lui che inculca al figlio la profonda devozione allo Spirito Santo e a San Giuseppe. Ma è lo stesso padre che lo accompagna nel Santuario di Kalwaria Zebrzydowska, Częstochowa, Piekary Śląskie e lo inizia alla tradizionale pietà mariana della quale è permeata l’identità del popolo polacco.
Dai riscontri, questi pellegrinaggi erano importanti nella vita di Karol e fecero sorgere in lui una devozione viva ed autentica che andava al di là dei sentimenti provocati dalla suggestività dei luoghi mariani. Infatti, benché il Servo di Dio si recasse volentieri ai santuari mariani, prima, fin dall’infanzia, a Wadowice e Kalwaria Zebrzydowska, poi a Częstochowa e Piekary Śląskie, non si limitava ad esprimere il Suo profondo legame e amore a Maria, solo in qualche santuario ben preciso. La Sua devozione a Maria era ad un livello ben più profondo ed era indipendente da un unico modo di esprimerla.
Crescendo Karol fa le sue prime esperienze di associazionismo cattolico che coincidono con la sua appartenenza al Sodalizo Mariano. Dal “Kalendarium” si apprende] che nel 1935 il SdD fu ammesso alla Congregazione Mariana, ma già dal 1933 apparteneva al gruppo dei candidati. Successivamente fu eletto presidente della stessa Congregazione Mariana degli studenti del Ginnasio Maschile “Marcin Wadowita”, a Wadowice. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, in Polonia la Congregazione Mariana funzionava in tutte le città più grandi e in molti centri rurali e si contavano circa ventimila iscritti. La Congregazione aveva il proprio periodico Sodalis Marianus, e per i moderatori veniva pubblicato Il Moderatore. La segreteria della Congregazione si trovava a Cracovia. Si può supporre che l’attività della Congregazione, contribuì allo sviluppo della devozione mariana del giovane Karol Wojtyła.
Un vero salto di qualità e la profonda crescita della spiritualità mariana nella vita del SdD avviene negli anni dell’occupazione nazista, che coincidono con gli anni della sua giovinezza, maturazione umana e cristiana, lotta per la sopravivenza e il discernimento vocazionale.
In questo periodo un ruolo di particolare rilevanza svolge nella vita del giovane Wojtyła, Jan Tyranowski, umile sarto che con la sua profonda fede e amore per il Signore divenne guida spirituale di molti giovani. Lo studio di questo periodo di vita del SdD permette di osservare come la sua devozione alla Madonna, che all’inizio era di tipo tradizionale,  si approfondì soprattutto attraverso la lettura del Trattato sulla vera Devozione alla Vergine Maria di san Luigi Grignon, che Gli aveva raccomandato il sarto Jan Tyranowski, quando il Servo di Dio lavorava nella cava. Lo stesso Jan aveva organizzato un gruppo del “Rosario Vivente” (il Sodalizio), e aveva introdotto i giovani a lavorare sistematicamente su di sé e ad approfondire la propria religiosità. Si può constatare che la solitudine, che sperimentò dopo la morte del padre, pose quel giovane così profondo di fronte all’esigenza di un rapporto individuale e personale con Dio. In questo Lo facilitava la devozione mariana dell’infanzia, che ormai era divenuta personale e realmente vissuta.
L’incontro con Tyranowski sembra essere stato determinante nella vita di Karol Wojtyła non solo perché ha portato all’approfondimento della fede e all’instaurazione di una relazione più personale con Dio, ma anche, perché, di conseguenza lo ha aiutato a scoprire la vocazione sacerdotale. Jan Tyranowski gli aveva trasmesso una profonda spiritualità mariana. L’uso intelligente dell’esperienza di Tyranowski, contribuì a far scoprire al Servo di Dio una forma di religiosità, che lo aiutò poi ad accogliere la vocazione al sacerdozio.
La maturazione della vera devozione alla Madonna, che è culminata nella consacrazione personale alla Vergine, trovò il suo naturale compimento nell’abbracciare la chiamata del Signore di seguirLo nel sacerdozio. Si vede con chiarezza come nel Servo di Dio la vocazione al sacerdozio era maturata attraverso un legame molto stretto con il culto mariano. Riteneva infatti che la consacrazione di Sé alla Vergine fosse il punto d’appoggio per donarsi totalmente a Cristo.
Sulla base di questo tessuto spirituale si è sviluppata tutta la ricchezza umana e cristiana del SdD il cui frutto più maturo possiamo contemplare in quel gesto silenzioso e umanamente struggente avvenuto pochi giorni prima della sua morte. Quando il 24 febbraio 2005 gli fu praticata la tracheotomia, quando si risvegliò dall’anestesia, già nella sua camera di degenza al Policlinico Gemelli, il SdD, non potendo parlare, si fece dare da Suor Tobiana un cartoncino rigido e con un pennarello scrisse in polacco: “Cosa mi hanno fatto! Ma… totus tuus!
E’ una parabola che passa dall’entusiasmo giovanile della donazione generosa della propria vita a Cristo per Maria al compimento della consacrazione nell’oblazione totale per la Chiesa.
In questa parabola che abbraccia tutta la vita del SdD e della quale la presenza materna di Maria è una costante emergono alcuni aspetti derivanti.
La lettura del materiale in possesso della Postulazione permette di individuar alcune caratteristiche peculiari.

La preghiera mariana

Sono conosciute innumerevoli ed unanimi testimonianze che presentano Giovanni Paolo II come “uomo di preghiera”. In questo intimo incontro con il Signore, che ha il suo assoluto centro nell’Eucaristia, Maria occupa il ruolo particolare e privilegiato. Questa particolare relazione con la Madre di Dio, vissuta a livello più profondo, trovava in modo naturale anche la sua espressione esteriore, determinando le forme di orazione, le attività di vita quotidiana e anche la sensibilità artistica del SdD.
Quasi tutte le Sue omelie e i Suoi discorsi si chiudono con parole dedicate alla Vergine. Sulle pagine dei Suoi manoscritti scriveva le parole della preghiera di san Luigi Grignion de Montfort “Totus tuus ego sum et omnia mea Tua sunt. Accipio Te in mea omnia. Praebe mihi cor Tuum, Maria.” Il Rosario era la Sua preghiera preferita, lo teneva in tasca ed era sempre posato sul comodino di fianco al letto. Ha aggiunto al Rosario i misteri luminosi. In maggio cantava con i suoi collaboratori più stretti tutti i giorni sulla terrazza le litanie alla Vergine, davanti ad una statua della Madonna di Fatima posta su un piccolo altare. In giugno cantavano anche le litanie al Sacro Cuore. Su richiesta del Servo di Dio è stato fatto un mosaico della Vergine Mater Ecclesiae perché dominasse Piazza san Pietro.

“Il passatempo”

La preghiera mariana accompagnava il SdD costantemente, riempiendo i momenti liberi da altre attività e costituendo quasi un naturale passaggio da un’attività all’altra.
Il mezzo più efficace nella sua vita spirituale era certamente la preghiera. Era l’uomo della preghiera il Servo di Dio pregava sempre. Era profondamente raccolto, anche parlando con le altre persone, come pure durante il tempo del riposo, durante i viaggi apostolici, nell’aereo, nell’elicottero o nel papa-mobile. Nelle sue mani teneva sempre il rosario, fino alla sua morte. Il suo rifugio da questo mondo era la cappella privata e la terrazza del suo appartamento. La terrazza era stata la sua seconda cappella a cielo aperto, adornata di fiori e di piante, dove c’era la Via Crucis che il Papa faceva ogni giorno e una piccola grotta della Madonna Immacolata dove a volte invitava i suoi ospiti a partecipare alla preghiera, specialmente nel mese di maggio quando si cantavano insieme con le suore e con i suoi Segretari le litanie loretane.

Nella sofferenza

La vicinanza mariana non poteva mancare nel momento drammatico dell’attentato e nel periodo che lo seguì. Il Breviario e la preghiera, specialmente il Santo Rosario, erano così importanti per Lui Infatti, per tutto il periodo del suo ricovero al Gemelli, il Santo Padre ha concelebrato la Santa Messa ogni mattina, con i suoi Segretari, ha recitato il Breviario e il Santo Rosario ogni giorno, così come durante il mese di maggio ha recitato le Litanie Mariane e nel mese di Giugno quelle del Sacro Cuore ogni sera. Di mattina spesso, molto presto, svegliava chi lo assisteva cantando un inno Mariano.

L’incontro con la Madre

Quella preghiera mariana costituiva per il SdD un momento di particolare esperienza della familiarità e vicinanza con la figura della quale rimase privo, nel senso umano, sin dalla fanciullezza. Appare significativo e toccante il racconto del prof. Agnes, pubblicato un piccolo libretto, che fu testimone di uno di questi incontri con la Madre:
“Il colloquio [...] con la Madre nel “suo” Santuario di Częstochowa. Nell'ultimo viaggio in Polonia mi capitò di assistervi. La cappella dov'è la Madonna è molto piccola. Nel cercare un po' di spazio per inginocchiarmi, mi accorsi solo all'ultimo che ero tanto vicino al Santo Padre da toccarlo quasi. Pregava. E ad un certo momento pregava quasi a voce alta. Io non so che cosa si siano detti. Ma è stato un colloquio eccezionale! Sembrava non finire. Quell'incontro con “la Mamma” sconvolse tutto il programma della visita. Ed io, di quel viaggio, mi porto dentro quel colloquio. Senza averne capito una parola. O, forse, avendole capite tutte...”

Preghiera per la sua diocesi

Un ulteriore toccante particolare legato alla dimensione mariana della preghiera di Giovanni Paolo II è il suo legame con la sua diocesi, la diocesi di Roma. Egli ha vissuto molto intensamente la propria responsabilità pastorale nei confronti della diocesi di Roma, visitando maggior parte delle parrocchie e varie realtà sociali della Città Eterna, come ospedali, carceri, centri di accoglienza ecc. Nella sua preghiera del Buon Pastore non mancava mai una speciale raccomandazione alla Madre Celeste della sua gente. Nel ricordo dello stesso prof. Agnes, pubblicato nell’opuscolo sopra menzionato, emerge tutta la premura, amore e partecipazione affettuosa del Papa alla vita di Roma:
“Il Rosario [...] recitato dalla terrazza del suo appartamento privato per la sua diocesi, per tutta la Chiesa, per il mondo, per i sofferenti. Al termine di un colloquio con il Papa ho avuto la fortuna, direi piuttosto il dono, di sentirmi dire da lui: “Noi andiamo a recitare il Rosario, perché non viene anche lei? ”. L'ho seguito e così ho capito il valore di quel Rosario: un momento di alta veglia sulla città. “Guardi!” mi diceva talvolta tra un mistero e l'altro, indicandomi i diversi edifici del Vaticano e di Roma. A un certo momento mi fece rimanere di stucco dicendomi: “Lì, in quel palazzo, c'è anche la sua casa!”. E poi allargava lo sguardo verso la città. Vedeva tutto, sapeva tutto. “Conosco meglio io Roma...” diceva sorridendo.”

In quel racconto traspare un’altra caratteristica del Santo Padre che riusciva immedesimarsi con i sentimenti dei suoi interlocutori e parlare con loro in modo tale che tutti, anche partecipanti alle grandi assemblee, avevano la profonda sensazione di partecipare ad un incontro molto personale, nel quale il Papa si indirizzava ad ciascuno di loro. Il segreto di questo fenomeno, come si deduce, non stava in particolari tecniche di comunicazione, ma nell’autentica partecipazione alla vita della gente attraverso la preghiera mariana.

Maria come maestra dell’incontro con le persone

In realtà, per Giovanni Paolo II, Maria doveva rappresentare un archetipo del cristiano. In Lei vedeva la Creatura perfetta e la perfetta discepola. Non si può non collegare l’itinerario spirituale mariano con la sua capacità di guardare ogni uomo come “Immagine di Dio” e di farsi “prossimo” ad ogni persona incontrata, accogliendola nel proprio cuore. A questo proposito, appare molto significativo quanto contenuto in uno scritto custodito presso la Postulazione:
“Una volta [il Papa] mi ha spiegato che Maria porta dentro se stessa Gesù proprio come ogni uomo deve portare nel proprio cuore le persone che ama, per generarle nella vita eterna, cioè nella vita vera. L’uomo nasce vuoto ed il destino della vita è invece di lasciare che la presenza degli altri ci riempia ed [Lui] portava davvero nel cuore tutti.”

Capacità di farsi prossimo

Probabilmente in questa capacità, propria dei santi, di sentire la responsabilità per la salvezza della gente, sta il segreto dell’azione pastorale del Papa, portata instancabilmente, con tenacia e determinazione nonostante il progredire della malattia. Questa capacità radicata nella particolare sensibilità umana acuita dall’incontro con Dio, preparava la strada di incontro con ogni uomo che doveva essere portato alla vita eterna. Chi Lo poteva osservava da vicino, specialmente nei suoi viaggi apostolici, rimaneva impressionato dalla carica umana e spirituale con cui il Papa andava incontro alle folle. Ogni suo spostamento (aereo, auto, elicottero, ec­c.) era accompagnato dalla preghiera (Breviario, Rosario, Bibbia), svolta in silen­zioso raccoglimento. Giunto sul posto, con pochi gesti e parole entrava immediata­mente in contatto con la gente radunata, e faceva loro sentire la sua "prossimità"; ognuno prendeva coscienza di "essere importante" per il Papa. Dopo qualche mo­mento di questo contatto, abitualmente il Pontefice si inginocchiava davanti al grande Crocifisso o all'immagine della Madonna ed entrava in profonda preghiera.

Il mondo femminile

Il rapporto profondo del SdD con la Madre di Dio, la sua capacità di guardare il mondo con gli occhi di Maria ha inciso indubbiamente sul suo approccio con il mondo femminile. Mi viene in mente la testimonianza di una donna musulmana che nella sua testimonianza, fatta pervenire al Postulatore poco dopo l’apertura della Causa, ricordava che non si è mai sentita così valorizzata nella sua femminilità come avveniva quando sentiva parlare Giovanni Paolo II di Maria.
Il Servo di Dio espresse le sue opinioni riguardanti la dignità e la vocazione della donna, la verginità e la maternità, nella lettera apostolica “Mulieris dignitatem”. La devozione alla Madonna lo aiutava a circondare di una particolare venerazione la donna.

Rilevanza ecumenica

Quanto a Maria “icona” di unità, mi sembra opportuno in questo contesto della dimensione mariana dell’incontro di Giovanni Paolo II con il prossimo, fare un piccolo accenno alla sua rilevanza ecumenica. Nei viaggi apostolici ove erano forti presenze musulmane Giovanni Paolo II non ha mancato mai di avere un incontro con loro richiamando, sulla scia del Concilio, gli aspetti comuni tra la fede cristiana e quella islamica: la fede monoteista nell'unico Dio creatore dell'universo e la paternità abramitica; la venerazione di Gesù come profeta e di Maria, la fede come sottomissione a Dio, la fede nel giudizio finale; la preghiera, l'elemosina e il digiuno come elementi essenziali della vita del credente.
Non manca, alla fine, di un connotato mariano personalissimo anche l’ansia dimostrata dal SdD per l’avvicinamento con il mondo ortodosso. Lo rivela il suo desiderio di offrire al Patriarca Ortodosso di Mosca l’icona della Madonna di Kazan, con amore per lungo tempo custodita nello studio privato del SdD.

Dopo il 13 maggio 1981

L’attentato al Santo Padre del 13 maggio 1981 costituisce in un certo senso un momento di svolta cruciale nel suo ministero. La certezza dell’intervento materno di Maria che ha fatto deviare il proiettile ha avuto notevole impatto sulla vita del SdD, vissuta d’ora in poi, con la chiara percezione di essere nuovamente donata. Questo fatto non solo ha inciso sull’intensità del suo rapporto figliale con la Madre di Dio, ma ebbe le notevoli conseguenze nel modo di esercitare il proprio ministero. Lo spirito con il quale il SdD ha vissuto quel evento dimostra tutti connotati della disposizione interiore di un martire.
E’ significativa la lettura di questo evento fatta, per così dire, da fuori. Nell’attentato del 13 maggio 1981 Giovanni Paolo II fu come ridonato alla Chiesa. La mano della Provvidenza l’aveva salvato da morte certa e lui si immedesimava con una convinzione ancora maggiore nei disegni di Dio, in ciò che il Signore aveva previsto per Lui. Tutte le parole pronunciate a ridosso dell’evento testimoniano questo stato d’animo di sottomissione totale alla volontà di Dio. Maria aveva deviato il corso del proiettile sparato per uccidere. E dunque il suo motto “Totus Tuus” diventava ancor più di prima, programma di vita e di apostolato. Senza dubbio l’attentato ha avuto nel Servo di Dio l’effetto di renderlo ancora più determinato e ancora più coraggioso nell’adempimento della missione pontificale. Più determinato, ma anche più affidato al Signore, più abbandonato ai suoi voleri.
Quel evento fu vissuto da Giovanni Paolo II in totale obbedienza alla volontà di Dio, con lo spirito profondamente cristiano offrendo la sofferenza per il bene della Chiesa e perdonando all’attentatore. L’attentato al Santo Padre non ha cambiato il suo atteggiamento d’essere vicino alla gente. Non ha limitato i suoi incontri diretti con la gente durante i pellegrinaggi e le udienze. Il Santo Padre era consapevole che la sua miracolosa sopravvivenza fosse dovuta alla Madonna. La consapevolezza della vita ridonata e salvata per la mano materna di Maria confermò nel Servo di Dio la certezza della missione da portare avanti fino al momento in cui Dio l’avrebbe considerata compiuta. Questo rafforzò in lui l’atteggiamento che avrebbe continuato il proprio ministero finché la Provvidenza divina lo avesse voluto.
Non c’è dubbio che in questa drammatica esperienza e nel modo in cui Giovanni Paolo II la vissuta si trova la chiave di lettura di tutti gli anni successivi e delle scelte da lui operate.
Una di queste conseguenze, più rilevanti dal punto di vista della fede, fu l’atto di Affidamento a Maria, voluto dal Papa e preparato da lui personalmente con il testo da lui già scritto prima del 13 maggio per la celebrazione programmata nella Basilica di Santa Maria Maggiore per il pomeriggio del giorno di Pentecoste (7 giugno) in occasione dei 1600 anni del Primo Concilio Costantinopolitano e dei 1550 anni del Concilio di Efeso. Egli non sarebbe stato fisicamente presente ma desiderava che fosse reso bene il senso delle parole di affidamento dell'umanità alla Madonna, scritte nei giorni immediatamente prima dell'attentato (Insegnamenti 1981, pp. 1245-47). Tale Atto di Affidamento fu poi da lui rinnovato, sette anni dopo, con un testo più ampio e più completo, in Piazza San Pietro, davanti alla statua della Madonna di Fatima, il 25 marzo dell'Anno Mariano (1988).

Una spiritualità geopolitica

Il toccare con la propria mano dell’intervento Divino nella propria vita sicuramente ha acuito l’attenzione alla lettura teologica della storia, così evidente nella percezione del mondo da parte del SdD. L’attentato del 13 maggio 1981 rappresentò certamente un evento epocale, non solo nella storia della Chiesa, ma anche nella storia personale del SdD. Egli ritornava spesso a quell’evento per comprenderne il senso, come d’altra parte hanno rivelato innumerevoli suoi interventi, soprattutto quelli relativi a Fatima, ai suo segreti e al posto provvidenziale di Maria nella vita del Papa polacco. D’altra parte l’attentato diede a Giovanni Paolo II consapevolezza chiara e precisa delle forze che volevano contrastare e soffocare la sua opera e la sua persona.
Nell’agire di Dio nella storia, Maria ha avuto, secondo il Papa, un ruolo privilegiato. Lo ha sperimentato e vissuto nell’arco di tutta la sua vita. La certezza dell’intervento divino stava a fondamento della sua attività. Si sentiva strumento nelle mani di Dio, di quel Dio che per l’intervento miracoloso di Maria gli ha regalato la vita nuovamente dopo l’attentato. I suoi sfrozi apostolici venivano compiuti da Lui in un ottica di fede. La sua fede lo portava alla speranza-certezza che con Dio e con l’ausilio della Madonna il mondo può cambiare e lo dimostrano anche i suoi viaggi apostolici.
Questa certezza costituiva per il SdD anche una sfida che imponeva a lui il dovere di cogliere il momento della grazia e di collaborare con la Provvidenza. E’ noto come qualche tempo dopo il crollo del muro di Berlino, quando, parlando di questo avvenimento il SdD disse: “La Madonna ora ha fatto la sua parte, adesso tocca a Noi”.
Giovanni Paoli II aveva un senso della storia e della geografia, percorse da correnti profonde di grazia, eppure anche abitate dalla forza del male. Insomma una spiritualità geopolitica. Così era la sua preghiera che si muoveva sulle terre degli uomini.

Conclusione

Certamente quanto contenuto nella mia breve presentazione costituisce solo l’indicazione dei fondamentali “campi applicativi” della spiritualità mariana del SdD.
Quello che sembra emergere in modo univoco è il fatto che il profondo legame di Giovanni Paolo II con la Madre di Dio, espresso con il suo motto “Totus Tuus” costituisce l’humus teologico, affettivo e spirituale nel quale cresce e si muove l’azione umana e apostolica del Pontefice, che di tutta la sua vita ha fatto un’oblazione a Dio per il bene della Chiesa e dell’umanità intera. Maria è colei che non accentra l’attenzione su di Sé, ma a mo’ di lente di ingrandimento permette a Giovanni Paolo II, di penetrare il mistero di ogni essere umano che attende Colui che è l’unico che può dare risposte alle sue attese più profonde, Gesù Cristo, l’Unico Salvatore del mondo.
Ischia, 17 maggio 2008
Sławomir Oder