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Diocesi di Ischia | Parrocchia Sant'Antonio Abate - Chiesa di San Domenico
 
Anno Mariano 2008 - 2009

 

"Madre mia, fiducia mia"
"Ecco tua Madre"
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Le Indulgenze
 
 

La Chiesa può concedere le indulgenze perché ha l’autorità di attingere al «tesoro» infinito dei meriti di Gesù Cristo, della Madonna e dei santi. Con la sua vita, passione, morte e risurrezione, Gesù ha accumulato un tesoro infinito di grazie, che costituisce come un fondo inesauribile a disposizione della Chiesa. È una specie di immenso conto in banca da utilizzare quando ce ne fosse necessità e fosse richiesto dal bene di qualcuno dei credenti per pagare i “debiti” contratti con Dio.

Di questo tesoro la chiesa ha «le chiavi» e quindi la disponibilità assoluta, dal momento che Gesù ha assicurato a Pietro: “A tè darò le chiavi del regno dei deli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19). Agli apostoli poi aveva ripetuto: “Tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo” (Mt 18,18). La chiesa dunque può sciogliere (liberare) gli uomini da qualsiasi peccato e da qualsiasi pena meritata col peccato.

Il trasferimento dei meriti dì Gesù, di Maria e dei santi necessario a questa operazione spirituale è consentito e facilitato dalla realtà del Corpo mistico di Cristo. La chiesa è come un organismo vivente, un corpo, in cui Cristo è il capo e i credenti sono le membra (Ef 1,22-23; 4,15-16). Ciò che appartiene al capo è a disposizione anche delle membra, ciò che giova ad un membro giova a tutte le membra, per la legge di solidarietà organica che nella Chiesa si chiama più propriamente «comunione dei santi». Questa è un diritto-dovere di scambio e di condivisione reciproca di tutti i beni presenti nel corpo della Chiesa. È una comunione vitale che unisce tutti nel bene e nel male, in modo che il bene fatto da un membro ridonda a vantaggio di tutti; il male fatto da uno ricade in qualche modo su tutti. S. Paolo formula così questa legge: “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato tutte le membra gioiscono con lui” (1 Cor 12,26).

Se le cose stanno così la Chiesa può mettere a disposizione dei fedeli la salvezza guadagnata dalla Pasqua di Gesù e dai sacrifici dei santi; salvezza capace di cancellare sia le colpe sia le pene meritate dal peccato. Da qui le «indulgenze» che sono “la remissione della pena temporale dovuta alla giustizia divina per i peccati attuali; è una specie di commutazione della pena canonica e delle pene del purgatorio corrispondenti, operata in virtù dei meriti comuni a tutta la Chiesa e dei quali può disporre il capo della Chiesa”.
Paolo VI nella Costituzione apostolica “Indulgentiarum doctrina” del 1 gennaio 1967 così presenta l’indulgenza: “Nell’indulgenza la chiesa facendo uso del suo potere di ministra di Cristo Signore, non soltanto prega, ma con intervento autoritativo dispensa al fedele ben disposto il tesoro di soddisfazione di Cristo e dei santi in ordine alla remissione della pena temporale” (IV,8).

Ed ecco la definizione che il papa da dell’indulgenza: “L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi” (Norme,1).

L’indulgenza, è dunque il condono della pena
che ognuno dovrebbe scontare per i peccati commessi.