| La Chiesa può concedere le
indulgenze perché ha l’autorità
di attingere al «tesoro» infinito dei meriti
di Gesù Cristo, della Madonna e dei santi. Con
la sua vita, passione, morte e risurrezione, Gesù
ha accumulato un tesoro infinito di grazie, che costituisce
come un fondo inesauribile a disposizione della Chiesa.
È una specie di immenso conto in banca da utilizzare
quando ce ne fosse necessità e fosse richiesto
dal bene di qualcuno dei credenti per pagare i “debiti”
contratti con Dio.
Di questo tesoro la chiesa ha «le chiavi»
e quindi la disponibilità assoluta, dal momento
che Gesù ha assicurato a Pietro: “A tè
darò le chiavi del regno dei deli, e tutto ciò
che legherai sulla terra sarà legato nei cieli,
e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà
sciolto nei cieli” (Mt 16,19). Agli apostoli poi
aveva ripetuto: “Tutto quello che legherete sopra
la terra sarà legato anche in cielo e tutto ciò
che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche
in cielo” (Mt 18,18). La chiesa dunque può
sciogliere (liberare) gli uomini da qualsiasi peccato
e da qualsiasi pena meritata col peccato.
Il trasferimento dei meriti dì Gesù,
di Maria e dei santi necessario a questa operazione
spirituale è consentito e facilitato dalla realtà
del Corpo mistico di Cristo. La chiesa è come
un organismo vivente, un corpo, in cui Cristo è
il capo e i credenti sono le membra (Ef 1,22-23; 4,15-16).
Ciò che appartiene al capo è a disposizione
anche delle membra, ciò che giova ad un membro
giova a tutte le membra, per la legge di solidarietà
organica che nella Chiesa si chiama più propriamente
«comunione dei santi». Questa è un
diritto-dovere di scambio e di condivisione reciproca
di tutti i beni presenti nel corpo della Chiesa. È
una comunione vitale che unisce tutti nel bene e nel
male, in modo che il bene fatto da un membro ridonda
a vantaggio di tutti; il male fatto da uno ricade in
qualche modo su tutti. S. Paolo formula così
questa legge: “Se un membro soffre, tutte le membra
soffrono insieme; e se un membro è onorato tutte
le membra gioiscono con lui” (1 Cor 12,26).
Se le cose stanno così la Chiesa può
mettere a disposizione dei fedeli la salvezza guadagnata
dalla Pasqua di Gesù e dai sacrifici dei santi;
salvezza capace di cancellare sia le colpe sia le pene
meritate dal peccato. Da qui le «indulgenze»
che sono “la remissione della pena temporale dovuta
alla giustizia divina per i peccati attuali; è
una specie di commutazione della pena canonica e delle
pene del purgatorio corrispondenti, operata in virtù
dei meriti comuni a tutta la Chiesa e dei quali può
disporre il capo della Chiesa”.
Paolo VI nella Costituzione apostolica “Indulgentiarum
doctrina” del 1 gennaio 1967 così presenta
l’indulgenza: “Nell’indulgenza la
chiesa facendo uso del suo potere di ministra di Cristo
Signore, non soltanto prega, ma con intervento autoritativo
dispensa al fedele ben disposto il tesoro di soddisfazione
di Cristo e dei santi in ordine alla remissione della
pena temporale” (IV,8).
Ed ecco la definizione che il papa da dell’indulgenza:
“L’indulgenza è la remissione dinanzi
a Dio della pena temporale per i peccati, già
rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente
disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento
della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione,
autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle
soddisfazioni di Cristo e dei santi” (Norme,1).
L’indulgenza, è dunque il condono
della pena
che ognuno dovrebbe scontare per i peccati commessi.
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