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Diocesi di Ischia | Parrocchia Sant'Antonio Abate - Chiesa di San Domenico
 
Anno Mariano 2008 - 2009

 

"Madre mia, fiducia mia"
"Ecco tua Madre"
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Un anno nel "seno di Maria" la Lettera d'indizione
 
 

 

Indizione dell’Anno Mariano
2008 – 2009

Ricordando la fede che da secoli il popolo cristiano che è in Ischia ha avuto verso la Madre di Dio, invocandola con l’antico titolo di Madre della Misericordia e Madonna della Libera, col cuore pieno di gratitudine verso Colei che nei secoli scorsi travagliati e doloranti ha accompagnato il nostro popolo tenendolo per mano nei momenti più difficili, dichiaro
l’anno duemilaotto – duemilanove
ANNO MARIANO
per la nostra Parrocchia di S. Antonio abate e S. Domenico.
Sarà dedicato al ringraziamento e alla lode alla Trinità Santissima per averci donato Maria come Madre di Gesù e Madre nostra e per aver voluto, attraverso di Lei, ricolmarci di ogni dono.
Durante l’Anno Mariano rinnoveremo la nostra fede in Maria, riconfermandola nostra Patrona e Madre, avendo sperimentato che “non si è mai sentito dire al mondo che qualcuno si sia rivolto alla sua protezione e sia stato abbandonato”. L'intento di quest’anno sarà quello di consacrarci al Cuore Immacolato di Maria, esortando tutti ad imitare Maria come vergine, come figlia, come sposa, come madre.
Ciascuno ha da dire un grazie particolare a Maria. E’ Lei la “via regia” (S. Bernardo) che ci porta a Gesù. “Ogni volta che tu pensi a Maria, Maria pensa per te a Dio. Ogni volta che tu dai lode e onore a Maria, Maria con te loda e onora Dio. Maria è tutta relativa a Dio, e io la chiamerei benissimo la relazione di Dio, che non esiste se non in rapporto a Dio, o l’eco di Dio, che non dice e non ripete se non Dio. Se tu dici Maria, ella ripete Dio…Quando è lodata, amata, onorata o riceve qualche cosa, Dio è lodato, Dio è amato, Dio è onorato, Dio riceve per le mani di Maria e in Maria” (S. Luigi Maria Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione, 225).
L’Anno Mariano deve essere celebrato in maniera che piacerà a Lei e che serva a noi.
La Madonna ci propone:
UN ANNO DI GRAZIA, durante il quale scopriamo quanto ci ama, quanto possiamo contare su di Lei, scommettere nel suo aiuto.
UN ANNO DI PERDONO. La Madonna vuole farci nascere di nuovo ottenendo per noi il perdono di tutte le offese fatte a Dio, a noi stessi e ai fratelli.
UN ANNO DI RICONCILIAZIONE. La Madonna vuole che i suoi figli vadano d'accordo. Sarà un anno in cui tutti deponiamo le armi dell'offesa per celebrare la pace nelle famiglie, tra le famiglie e nella società. È una grazia da ottenere e da preparare.
Con questa celebrazione comincia la preparazione all'Anno Mariano del 2008-2009. Oggi comincia un tempo di grazia.
È Gesù stesso che stasera ci ha invitato e noi siamo corsi numerosi, interiormente condotti dalla nostra fede perché Gesù oggi vuol farci di nuovo un grande dono: Sua Madre. A ciascuno di noi ha detto e dice: “Figlio, ecco la tua Madre”. Sì, siamo figli di Maria.
Anzi, i Padri hanno sintetizzato la vita del cristiano così: "In corde Jesu et in sinu Mariae". Il cristiano è colui che vive nel cuore di Cristo, nella certezza di essere nel cuore di Cristo, e vive come nel seno della Madonna, protetto da Lei, come avvolto dalla placenta materna che lo rassicura di tutto e non gli fa mancare niente.
La vera fede fa l'uomo grande e responsabile, ma sempre bambino dinanzi a Dio. Maria ci assicura questa infanzia perenne, che – anche se grandi e importanti - ci rende giusti, puri, semplici, bisognosi di affetto e capaci di donarlo.
Il più grande profeta del secolo scorso ha perfettamente incarnato questo ideale del grande e del bambino: Giovanni Paolo II, grandissimo uomo, è sempre vissuto come un bambino tra le braccia di Maria. “Totus Tuus”. Son tutto tuo, Maria. È vissuto davvero "in sinu Mariae" e neppure la morte lo ha ucciso, ma è giunta soltanto quando Dio lo ha chiamato, non quando l'uomo e l'odio volevano donargliela.
Al Santo Padre Benedetto XVI va la nostra gratitudine per aver voluto arricchire il prossimo Anno Mariano, a cominciare dall’11 maggio 2008 al 31 maggio 2009, tra le solennità di Pentecoste, di particolari indulgenze e grazie spirituali coloro che si faranno pellegrini verso le chiese di S. Antuono e S. Domenico: icone della “Casa di Maria”. Durante quest’anno veniamo spesso come oggi, da soli o in gruppo, come a Nazareth, per stare un po’ con Maria.
Come avviene per una persona amata. È un bisogno del cuore. È un moto spontaneo dell’anima. Spesso, però, non sappiamo come tradurre in parole cariche d’amore i sentimenti che ci urgono dentro, come compendiare in una sola battuta la nostra fede e la nostra devozione, la venerazione e le attese del nostro cuore. C’è un’invocazione che non mi stanco di ripetere e di raccomandare. È come una freccia infuocata d’amore che parte decisa dal cuore e va diritta al cuore della Madonna. È la giaculatoria che dice: “Madre mia, fiducia mia!”. È preghiera semplice e breve, profonda e traboccante d’amore. È accessibile a tutti, anche a chi non ha studiato. È praticabile da tutti, anche da quelli che sono oberati di impegni. Non chiede tempo, ma amore. Non stanca, ma fa ardere il cuore e lo pacifica. È la risorsa di chi ama. È il grido di chi lotta. È l’invocazione di chi trepida.
“Fiducia mia!”. Tu sei l’aiuto di cui ho bisogno nel mio viaggio tra le tribolazioni e i pericoli. Tu l’avvocata di grazia e il modello di santità. Tu, Madre di misericordia, mi “dischiudi il cammino verso il Regno dei cieli”. E quando le difficoltà della vita rendono incerto il mio passo e mettono a dura prova la mia fiducia e la mia speranza, io - come l’orante della Bibbia – “non cesso di sperare, moltiplicherò le tue lodi” (Sal 71); ripeterò decine, anzi centinaia di volte: “Madre mia, Fiducia mia!”.
Con il desiderio di rendere più gradita al Cuore Immacolato di Maria la nostra comunità parrocchiale, invoco da Lei, Madre amorevole, la benedizione su di me e su tutti voi, con la preghiera alla SS. Trinità perché allontani da noi ogni male donandoci ciò che giova al nostro vero bene.

Ischia, 11 novembre 2007
Festa della Madonna della Libera

IL PARROCO
Don Carlo Candido