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L'incornazione della Madonna della Libera da parte di S. S. Benedetto XVI
Piazza San Pietro, mercoledì 5 novembre 2008
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Partiti in 320, il
4 e il 5
novembre,
tutti appartenenti
alla
stessa comunità parrocchiale,
evento
storico della
vita pastorale
della nostra
diocesi, con
l’intento di vivere
due giorni
di distacco
dalla quotidianità,
nonostante
i disagi che ci sarebbero
potuti
essere nel viaggio,
ma sicuri di
ricevere grandi gioie e grazie inestimabili.
Ci siamo disposti subito a vivere il
pellegrinaggio in pienezza e a cogliere
nelle situazioni
difficili un’occasione per essere
amore, per permettere alla Grazia di
operare in noi.
“I momenti di preghiera sono stati intensi
e, anche se in tanti, formavamo
un’unica persona, animata dagli stessi
sentimenti di unità e pace”.
La prima tappa del nostro itinerario è stata la Basilica di
S.Paolo fuori le
Mura, dove abbiamo
meditato
sulla figura di
S.Paolo: “Come non ringraziare
il Signore
per
averci dato
un Apostolo
di questa statura?
Non
avrebbe potuto
affrontare
situazioni
tanto difficili
e, a volte disperate,
se non
avesse avuto una ragione di valore assoluto,
di fronte alla quale nessun limite
poteva ritenersi invalicabile! Ho
pregato Gesù di donarmi l’ardente
amore che spinse Paolo ad annunciare
la buona novella fino
ai confini della terra, perché“quelli che vivono, non vivano
più per se stessi, ma per Colui
che è morto e risorto per
loro”.
La
giornata
volgeva
al termine
quando ci siamo
recati alla Basilica
di S. Maria Maggiore,
dove abbiamo
elevato un
inno di ringraziamento
all’eterno
Padre per la grazia
dell’affiliazione e per il dono dell’Indulgenza
Plenaria “in perpetuum” alla
Chiesa di S. Domenico e dove abbiamo
spezzato il pane della Parola.
Il Santo Padre, nell’udienza generale
del mercoledì,ci ha invitati a confessare
e testimoniare
con la nostra vita la fede in Gesù, rendendo
presente la verità della morte e
risurrezione di Cristo nella nostra storia.
Ci ha ricordato che “Il Cristianesimo
non è la via della comodità,è piuttosto una scalata esigente, lluminata
dalla luce di Cristo e dalla grande
speranza che nasce da Lui; ai Cristiani
non è risparmiata la sofferenza, anzi a
loro ne tocca un po’ in più, perché vivere
la fede esprime il coraggio di affrontare la
vita e la storia più in profondità”. L’incontro
con il nostro parroco don
Carlo e la corona, che ha poi benedetto,
rappresentavano il sigillo di una
fede eroica, vissuta, sull’esempio di
Maria, con perseveranza
nella quotidianità, il
cantiere della nostra
santità.(v.edi foto)
Con questi entimenti
ci siamo apprestati
a partecipare
alla S.Messa , all’altare
della Cattedra di S.
Pietro, presieduta dal
cardinale Angelo Comastri
e all’incoronazione
dell’immagine
della Madonna della
Libera. “Ho avvertito la presenza
dello Spirito Santo, che
aleggiava su di noi e che ci
ha fatti uno, sebbene
300 persone
completamente
diverse; membro
della nostra comunità,
amico e
fratello il Cardinale
Comastri, che
ci ha resi protagonisti
dell’incoronazione,
invitandoci
ad unire le nostre
alle sue mani nel
collocare la corona
sul capo
dell’effigie:a conferma
che sempre
più vicina è la
meta verso cui siamo diretti
sotto la guida di
Maria, essere famiglia”. “Mi sono sentita particolarmente
amata e
“accarezzata” da Maria,
che ha messo nel mio cuore alcuni
pensieri: Maria, oggi così colma di gloria,
diede a se stessa
solo il titolo di serva; la serva non appare
e, 2000 anni fa, era meno che
niente: Maria, donna nascosta,
donna silenziosa,
ma sempre presente,
attenta e pronta per un servizio
sublimato dall’amore e dall’offerta nell’umiliazione,
nella povertà e nella sofferenza,
aiutami ad essere come Te;
nelle Tue mani mi consegno, perché non esista più io, ma Tu in me”.
Ritornati ad Ischia, la processione
verso la chiesa di S.Antuono attraverso
le strade, abbellite da
quanti erano rimasti, è stata
un inno di lode e di ringraziamento
a Dio in Maria e
per Maria, regina dei nostri
cuori, delle nostre famiglie e
della nostra comunità, ed
un impegno a rischiarare ,
come le luci che avevamo
in mano, le tenebre della
sopraffazione, dell’egoismo,
del relativismo dei valori,
che avvolgono il
mondo,certi che su di
esse risplende la Croce
del Risorto.
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“Tu sei Pietro” - dedicato a Papa Benedetto XVI
di Don Carlo Candido
Lo scorso 5 novembre ero tra i quarantamila e
più pellegrini che gremivano Piazza san Pietro
per l’Udienza generale del mercoledì. Nell’attesa,
visto che ero collocato in un posto riservato,
alla destra del trono papale, ho dato uno sguardo
alla Piazza, piena di persone provenienti dagli angoli
più remoti della terra, tutti convenuti lì per incontrare
un uomo, si un uomo, che in virtù di una
scelta misteriosa ad opera dello Spirito Santo per
usare una espressione antica è “il dolce Cristo in
terra” o come il verso della Divina Commedia in cui
Dante parla di «quella Roma onde Cristo è romano
» (Purgatorio, XXXII, 102,). Il mio pensiero è
andato ad altri tempi e ad altri incontri, la prima
volta in seminario (1990), poi al Santuario di Częstochowa
(Polonia, 1991), in Piazza S. Pietro fu durante
l’ Anno del Grande Giubileo e in altre due
occasioni (1999 e 2003), e poi nell’indimenticabile
5 maggio 2002, nel piazzale del Soccorso a Forio;
incontri tutti avuti con Giovanni Paolo II.
Tornando alla folla che gremiva la piazza, mi sono
reso conto tangibilmente ancora una volta della
Universalità della Chiesa Cattolica, che da duemila
anni, dal giorno di Pentecoste, è il crogiuolo di popoli
e lingue diverse tutti uniti dall’unico linguaggio
che viene da Cristo il linguaggio dell’amore, che
professano la stessa fede in Dio Uno e Trino, che
ha come fondatore e capo Cristo e come anima lo
Spirito Santo e ha un capo visibile il Papa.
Quanto cammino dall’umile pescatore di Galilea,
Pietro a Benedetto XVI, duemila anni di storia meravigliosa,
a volte con comprensibili ombre, ma il
punto fermo, la roccia su cui fonda la certezza della
nostra fede è sempre lì, sono cambiati gli uomini,
passati gli anni, cambiati i tempi ma
Pietro è lì, a far da garante alla fede di tutti i credenti.
Ritengo insieme con voi di essere fortunato
per aver vissuto, specie negli ultimi tempi una stagione
grandiosa di cambiamento, quanta grandezza
tutta spirituale nel magistero dei pontefici del nostro
tempo, tutti indistintamente grandi, da Leone
XIII, che primo fra tutti affrontò i temi del sociale
con la “Rerurum Novarum”, Pio X, grande catechista,
Benedetto XV, inascoltato profeta di pace,
Pio XI, che con l’Azione Cattolica riporto i Laici al
giusto impegno ecclesiale, Pio XII, anch’egli inascoltato
profeta della pace, che ha dovuto fronteggiare
il periodo più buio della storia umana la
seconda guerra mondiale, Giovanni XXIII, iniziatore
della stagione conciliare, Paolo VI, che con
grandi difficoltà completò e attuò la riforma conciliare,
Giovanni Paolo I, lo spazio di un sorriso,
Giovanni Paolo II colui che ha avvicinato di nuovo
i giovani alla Chiesa, l’uomo dei record, dei mea
culpa, dei grandi viaggi apostolici, delle denuncie
profetiche, e infine Benedetto XVI, che smentendo
ogni catastrofica previsione si sta rivelando
un autentico dono di Dio, uomo dell’essenziale,
acuto nell’ingegno e nell’insegnamento, un pontificato
che riserverà autentiche sorprese.
Cosa significa incontrare il Papa? Sarei veramente
felice se riuscissi a parteciparvi, anche solo
parzialmente, la ricchezza vissuta e ricevuta da questo
stare con lui. Ho vissuto l'incontro con un
padre che non si può dimenticare. Una sensazione
forte. Qualcosa che ti resta dentro e ti accompagna.
Sempre. Momenti brevi, ma eterni: lo
sguardo e l’incontro con gli occhi, il bacio
della mano, il breve racconto del pellegrinaggio
parrocchiale per l’Anno Paolino e
Mariano, il saluto di “amici” comuni, lo
stupore del Papa con un sonoro “Oh” per
il dono del dittico-medaglia coniato per
l’evento, la presentazione dell’Effigie della
Madonna della Libera, la preghiera del Santo
Padre davanti alla Vergine della Libera, la benedizione
della corona aurea e il saluto. Il Papa facilita
subito l'incontro che avviene con grande spontaneità.
Soprattutto incoraggia: non solo con le
parole, ma anche con lo sguardo, che infonde subito
fiducia. Come una forza. Parla con concretezza,
non rimanendo nel vago, ma facendo capire
di essere ben aggiornato sulle situazioni.
È difficile riuscire ad esprimere compiutamente
quello che si prova. È un qualcosa che va al di là,
da vivere, più che da raccontare. Senti soprattutto la
forza di questa persona. Avverti che dentro quel
corpo anziano c'è ancora una forza immensa, infinita.
Senti che vive l'Assoluto. Rimani colpito,
come quando si tocca la corrente elettrica. Dopo
c'è bisogno di silenzio per rivivere e ritrovare
l'istante vissuto. Perché il Papa ti avvince. Questo
non è sentimentalismo, ma la forza dello Spirito
Santo che è in lui. E che senti. Avverti che è un
uomo del tempo, ma soprattutto dell'eternità.
È il Papa per gli uomini, ma prima di tutto per
Dio. Per questo ha un impatto così forte su di noi.
Su tutti. Senti che ha dentro il divino, e nel contempo
segue la nostra storia, realisticamente. Vive
le nostre attese, i nostri entusiasmi, le nostre delusioni.
Ma soprattutto le nostre speranza, con una
fiducia, che dona certezza. Grazie Santo Padre!
“Tu sei Pietro!” in Cristo don Carlo
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