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Diocesi di Ischia | Parrocchia Sant'Antonio Abate - Chiesa di San Domenico
 
Anno Mariano 2008 - 2009

 

"Madre mia, fiducia mia"
"Ecco tua Madre"
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L'incornazione della Madonna della Libera da parte di S. S. Benedetto XVI
Piazza San Pietro, mercoledì 5 novembre 2008
 

Benedetto XVI benedice la corona aurea posta sul capo dell'Effigie della nostra Madonna della LiberaPartiti in 320, il 4 e il 5 novembre, tutti appartenenti alla stessa comunità parrocchiale, evento
storico della vita pastorale della nostra diocesi, con l’intento di vivere due giorni di distacco dalla quotidianità, nonostante i disagi che ci sarebbero potuti essere nel viaggio, ma sicuri di ricevere grandi gioie e grazie inestimabili. Ci siamo disposti subito a vivere il pellegrinaggio in pienezza e a cogliere nelle situazioni difficili un’occasione per essere amore, per permettere alla Grazia di operare in noi.
“I momenti di preghiera sono stati intensi e, anche se in tanti, formavamo un’unica persona, animata dagli stessi sentimenti di unità e pace”. La prima tappa del nostro itinerario è stata la Basilica di
S.Paolo fuori le Mura, dove abbiamo meditato sulla figura di S.Paolo: “Come non ringraziare il Signore per averci dato un Apostolo di questa statura? Non avrebbe potuto affrontare situazioni
tanto difficili e, a volte disperate, se non avesse avuto una ragione di valore assoluto, di fronte alla quale nessun limite poteva ritenersi invalicabile! Ho pregato Gesù di donarmi l’ardente amore che spinse Paolo ad annunciare la buona novella fino ai confini della terra, perché“quelli che vivono, non vivano più per se stessi, ma per Colui che è morto e risorto per loro”. La giornata volgeva al termine
quando ci siamo recati alla Basilica di S. Maria Maggiore, dove abbiamo elevato un inno di ringraziamento all’eterno Padre per la grazia dell’affiliazione e per il dono dell’Indulgenza Plenaria “in perpetuum” alla Chiesa di S. Domenico e dove abbiamo spezzato il pane della Parola. Il Santo Padre, nell’udienza generale del mercoledì,ci ha invitati a confessare e testimoniare con la nostra vita la fede in Gesù, rendendo presente la verità della morte e risurrezione di Cristo nella nostra storia. Ci ha ricordato che “Il Cristianesimo non è la via della comodità,è piuttosto una scalata esigente, lluminata dalla luce di Cristo e dalla grande speranza che nasce da Lui; ai Cristiani non è risparmiata la sofferenza, anzi a loro ne tocca un po’ in più, perché vivere la fede esprime il coraggio di affrontare la vita e la storia più in profondità”. L’incontro con il nostro parroco don Carlo e la corona, che ha poi benedetto, rappresentavano il sigillo di una fede eroica, vissuta, sull’esempio di Maria, con perseveranza nella quotidianità, il cantiere della nostra santità.(v.edi foto) Con questi entimenti
ci siamo apprestati a partecipare alla S.Messa , all’altare della Cattedra di S. Pietro, presieduta dal
cardinale Angelo Comastri e all’incoronazione dell’immagine della Madonna della Libera. “Ho avvertito la presenza dello Spirito Santo, che aleggiava su di noi e che ci ha fatti uno, sebbene 300 persone
completamente diverse; membro della nostra comunità, amico e fratello il Cardinale Comastri, che
ci ha resi protagonisti dell’incoronazione, invitandoci ad unire le nostre alle sue mani nel
collocare la corona sul capo dell’effigie:a conferma che sempre più vicina è la meta verso cui siamo diretti sotto la guida di Maria, essere famiglia”. “Mi sono sentita particolarmente amata e
“accarezzata” da Maria, che ha messo nel mio cuore alcuni pensieri: Maria, oggi così colma di gloria,
diede a se stessa solo il titolo di serva; la serva non appare e, 2000 anni fa, era meno che
niente: Maria, donna nascosta, donna silenziosa, ma sempre presente, attenta e pronta per un servizio sublimato dall’amore e dall’offerta nell’umiliazione, nella povertà e nella sofferenza, aiutami ad essere come Te; nelle Tue mani mi consegno, perché non esista più io, ma Tu in me”.
Ritornati ad Ischia, la processione verso la chiesa di S.Antuono attraverso le strade, abbellite da
quanti erano rimasti, è stata un inno di lode e di ringraziamento a Dio in Maria e per Maria, regina dei nostri cuori, delle nostre famiglie e della nostra comunità, ed un impegno a rischiarare , come le luci che avevamo in mano, le tenebre della sopraffazione, dell’egoismo, del relativismo dei valori,
che avvolgono il mondo,certi che su di esse risplende la Croce del Risorto.

“Tu sei Pietro” - dedicato a Papa Benedetto XVI
di Don Carlo Candido

Benedetto XVI e Don Carlo CandidoLo scorso 5 novembre ero tra i quarantamila e
più pellegrini che gremivano Piazza san Pietro
per l’Udienza generale del mercoledì. Nell’attesa,
visto che ero collocato in un posto riservato,
alla destra del trono papale, ho dato uno sguardo
alla Piazza, piena di persone provenienti dagli angoli
più remoti della terra, tutti convenuti lì per incontrare
un uomo, si un uomo, che in virtù di una
scelta misteriosa ad opera dello Spirito Santo per
usare una espressione antica è “il dolce Cristo in
terra” o come il verso della Divina Commedia in cui
Dante parla di «quella Roma onde Cristo è romano
» (Purgatorio, XXXII, 102,). Il mio pensiero è
andato ad altri tempi e ad altri incontri, la prima
volta in seminario (1990), poi al Santuario di Częstochowa
(Polonia, 1991), in Piazza S. Pietro fu durante
l’ Anno del Grande Giubileo e in altre due
occasioni (1999 e 2003), e poi nell’indimenticabile
5 maggio 2002, nel piazzale del Soccorso a Forio;
incontri tutti avuti con Giovanni Paolo II.
Tornando alla folla che gremiva la piazza, mi sono
reso conto tangibilmente ancora una volta della
Universalità della Chiesa Cattolica, che da duemila
anni, dal giorno di Pentecoste, è il crogiuolo di popoli
e lingue diverse tutti uniti dall’unico linguaggio
che viene da Cristo il linguaggio dell’amore, che
professano la stessa fede in Dio Uno e Trino, che
ha come fondatore e capo Cristo e come anima lo
Spirito Santo e ha un capo visibile il Papa.
Quanto cammino dall’umile pescatore di Galilea,
Pietro a Benedetto XVI, duemila anni di storia meravigliosa,
a volte con comprensibili ombre, ma il
punto fermo, la roccia su cui fonda la certezza della
nostra fede è sempre lì, sono cambiati gli uomini,
passati gli anni, cambiati i tempi ma
Pietro è lì, a far da garante alla fede di tutti i credenti.
Ritengo insieme con voi di essere fortunato
per aver vissuto, specie negli ultimi tempi una stagione
grandiosa di cambiamento, quanta grandezza
tutta spirituale nel magistero dei pontefici del nostro
tempo, tutti indistintamente grandi, da Leone
XIII, che primo fra tutti affrontò i temi del sociale
con la “Rerurum Novarum”, Pio X, grande catechista,
Benedetto XV, inascoltato profeta di pace,
Pio XI, che con l’Azione Cattolica riporto i Laici al
giusto impegno ecclesiale, Pio XII, anch’egli inascoltato
profeta della pace, che ha dovuto fronteggiare
il periodo più buio della storia umana la
seconda guerra mondiale, Giovanni XXIII, iniziatore
della stagione conciliare, Paolo VI, che con
grandi difficoltà completò e attuò la riforma conciliare,
Giovanni Paolo I, lo spazio di un sorriso,
Giovanni Paolo II colui che ha avvicinato di nuovo
i giovani alla Chiesa, l’uomo dei record, dei mea
culpa, dei grandi viaggi apostolici, delle denuncie
profetiche, e infine Benedetto XVI, che smentendo
ogni catastrofica previsione si sta rivelando
un autentico dono di Dio, uomo dell’essenziale,
acuto nell’ingegno e nell’insegnamento, un pontificato
che riserverà autentiche sorprese.
Cosa significa incontrare il Papa? Sarei veramente
felice se riuscissi a parteciparvi, anche solo
parzialmente, la ricchezza vissuta e ricevuta da questo
stare con lui. Ho vissuto l'incontro con un
padre che non si può dimenticare. Una sensazione
forte. Qualcosa che ti resta dentro e ti accompagna.
Sempre. Momenti brevi, ma eterni: lo
sguardo e l’incontro con gli occhi, il bacio
della mano, il breve racconto del pellegrinaggio
parrocchiale per l’Anno Paolino e
Mariano, il saluto di “amici” comuni, lo
stupore del Papa con un sonoro “Oh” per
il dono del dittico-medaglia coniato per
l’evento, la presentazione dell’Effigie della
Madonna della Libera, la preghiera del Santo
Padre davanti alla Vergine della Libera, la benedizione
della corona aurea e il saluto. Il Papa facilita
subito l'incontro che avviene con grande spontaneità.
Soprattutto incoraggia: non solo con le
parole, ma anche con lo sguardo, che infonde subito
fiducia. Come una forza. Parla con concretezza,
non rimanendo nel vago, ma facendo capire
di essere ben aggiornato sulle situazioni.
È difficile riuscire ad esprimere compiutamente
quello che si prova. È un qualcosa che va al di là,
da vivere, più che da raccontare. Senti soprattutto la
forza di questa persona. Avverti che dentro quel
corpo anziano c'è ancora una forza immensa, infinita.
Senti che vive l'Assoluto. Rimani colpito,
come quando si tocca la corrente elettrica. Dopo
c'è bisogno di silenzio per rivivere e ritrovare
l'istante vissuto. Perché il Papa ti avvince. Questo
non è sentimentalismo, ma la forza dello Spirito
Santo che è in lui. E che senti. Avverti che è un
uomo del tempo, ma soprattutto dell'eternità.
È il Papa per gli uomini, ma prima di tutto per
Dio. Per questo ha un impatto così forte su di noi.
Su tutti. Senti che ha dentro il divino, e nel contempo
segue la nostra storia, realisticamente. Vive
le nostre attese, i nostri entusiasmi, le nostre delusioni.
Ma soprattutto le nostre speranza, con una
fiducia, che dona certezza. Grazie Santo Padre!
“Tu sei Pietro!” in Cristo don Carlo