L’eruzione vulcanica del 1301-02 che dalla collina di Fiaiano ove si aprì un cratere dal quale uscì una straordinaria quantità di magma che invase tutta la vasta zona corrispondente a ben ¾ del territorio dell’attuale comune d’Ischia, distrusse, oltre le campagne, anche alcuni “vichi”, e piccoli centri abitati. La popolazione, terrorizzata da quella lava di fuoco che avanzò inesorabile inghiottendo tutto, prima di andare a spegnersi nel mare, scappò quanto più lontano potè rifugiandosi nei paesi dirimpettai di terraferma.
Passati alcuni anni da quella catastrofe, buona parte di quegli isolani tornarono e crearono una nuova dimora ai due margini del territorio rimasti indenni dalla furia dell’eruzione, cioè la collina di San Alessandro e il pianoro prossimo al laghetto a occidente e la cosiddetta “terra piana” a occidente, cioè l’attuale centro d’Ischia Ponte, nonché lo scoglio, già abitato, cioè il castello, che d’allora e per i secoli successivi ospitò fra le sue mura una popolazione di eccezionale densità. Ivi fu pure costruita la nuova cattedrale e, insieme a tante case, anche non poche chiese.
Il popolo cominciò allora ad invocare la Madonna come liberatrice, con la sua intercessione dal flagello del fuoco divampante dalle viscere della terra. Proprio al margine della colata lavica, corrispondente su per giù, all’attuale zona della Mandra, i Francescani, tornati dopo il cataclisma, costruirono una chiesa dedicandola alla Madonna della Misericordia, titolo allora in voga in riferimento alla tragedia avvenuta in auspicio, grazie all’intercessione di Maria, di sperimentare per l’avvenire della Misericordia divina, liberatrice dai flagelli. Deve risalire a questa epoca anche la tavola che raffigura la Madonna con le palme sporgenti all’altezza del petto sembra voler respingere un pericolo, soprattutto il fuoco. Quel dipinto fu fatto da uno sconosciuto che si servi del coperchio di una di quei cassoni nei quali si soleva conservare nelle case la biancheria. Si vedono ancora le borchie di ferro da un lato, che servivano a congiungere il coperchio con il cassone.
Questo dipinto è stato per secoli in una chiesetta sita nella zona del castello che guarda gli scogli di San Anna, in prossimità delle case della famiglia Calosirto che di quella chiesetta godeva il diritto di patronato, diritto che poi passò al Capitolo. Quando nel 1810 il Capitolo abbandonò la vecchi cattedrale che prese ad esercitare le sue funzioni nella ex chiesa agostiniana di Santa Maria della Libera, insieme a quelle cose che poterono essere trasferite dalla cattedrale portò pure, dalla sua chiesa sul castello, anche il quadro della Libera nella nuova sede ove fu costruito un nuovo altare in fondo alla navata destra, entrando, ove fu collocato il dipinto della Libera, ne riprese il culto nel borgo, dopo che aveva subito una forte flessione a causa del continuo spopolamento del castello.
La festa fu fissata alla seconda domenica di novembre ed era curata dal Capitolo che ogni anno incaricava uno dei canonici perché curasse detta festa.
L’immagine reca tutto intorno delle stelle d’argento. Esse ricordano un “miracolo” o un fatto strano avvenuto tra 1798 e l’inizio del 99 quando fu vista l’Immagine circondata di luci e con volto arrossato, stimato un segno premonitore delle disgrazie avvenute nel periodo della Repubblica Partenopea e in quello della susseguente sanguinosa reazione borbonica. Nel 1906 il sacerdote Don Gennaro Iacono donò il “cappellone”, costruito a sue spese sull’aria retrostante la cattedrale, ricavato dall’abbattimento di fatiscenti casupole, col plauso di Monsignor Mario Palladino.
Il Culto della Madonna della Libera nella parrocchia di S. Antonio abate è presente certamente già dalla seconda metà dell’800. Oggi Maria SS. è invocata dal popolo cristiano di Ischia soprattutto perché sia liberato dai mali odierni: dalla droga, dalle violenze fisiche e morali, dalle divisioni familiari, dagli aborti, dall’individualismo, dalla sete insaziabile di denaro, dal consumismo e relativismo etico, etc.
Mons. Camillo D’Ambra, direttore archivio diocesano
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