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Fratelli
e sorelle carissimi,
il 17 gennaio 2006 ricorre il 1650° anniversario della morte
(356) di S. Antonio Abate , nostro Patrono. È una tappa significativa
nel cammino storico della nostra comunità parrocchiale.
Accoglieremo l'urna con le insigni reliquie del Santo , provenienti
da Arles (Francia), dove sono custodite, dal 15 al 22 gennaio
2006 . Esse, evento unico per la Chiesa universale, per la
prima volta dopo nove secoli, da quando furono portate da
Costantinopoli in Francia da parte dei crociati (X-XI secolo),
lasciano la loro sede per giungere peregrine in Italia e precisamente
nella nostra parrocchia.
A questa grazia si aggiunge l'inestimabile dono dell'indulgenza
plenari a, che sarà possibile lucrare per chi visiterà il
tempio parrocchiale di S. Antuono dal 15 gennaio 2005 al 17
gennaio 2007 , alle solite condizioni. Un dono concesso alla
nostra parrocchia dal venerato papa Giovanni Paolo II con
Decreto dell'11 gennaio 2005 della Penitenzieria Apostolica.
L'indulgenza plenaria ci farà sperimentare, per il mistero
della comunione dei santi, la sovrabbondanza della Misericordia
Divina e accostandoci al sacramento della riconciliazione
(confessione) gusteremo la dolcezza e la gioia del perdono
di Dio Padre.
Pertanto sentiamo il bisogno di stringerci attorno a colui
che è da tutti sentitamente venerato, teneramente amato, fervidamente
invocato.
Vogliamo ispirarci al suo luminoso esempio e alla sua forte
testimonianza, per correre speditamente nella via della santità
(cfr. Sal 84).
S. Antuono, colonna della Chiesa, ha molto da insegnare a
tutti noi, che viviamo in questo momento storico così ricco
e complesso, così critico per il profondo smarrimento esistenziale
che lo caratterizza: sembra davvero che si stia perdendo ogni
punto di riferimento nel cammino della vita.
Lo stesso S. Antonio lo aveva profetizzato: "Verrà un tempo
in cui gli uomini impazziranno, e quando vedranno uno che
non è pazzo, lo assaliranno dicendogli: "Sei pazzo!" per il
solo fatto che non è come loro".
E noi incoraggiati e illuminati dalla vita di Antonio siamo
chiamati come lui, in questo nuovo deserto fatto di cemento,
a non essere "come loro" , ("siamo nel mondo ma non siamo
del mondo"; cfr Mt ?), ma a trasformarlo "in giardino di Dio"
(Benedetto XVI, Omelia Inizio Pontificato).
Lui ci viene incontro e ci mostra con la sua vita un modello
alto di umanità al quale riferirsi.
È per questo motivo che noi vogliamo, con l'aiuto di Dio,
vivere un "Anno Giubilare Antoniano" . Sarà, questo, un anno
di grazia e di benedizione, se sapremo accogliere questo dono
di Dio facendolo fruttificare per la nostra vita cristiana
personale e comunitaria.
I
nostri occhi incontreranno gli occhi di Antonio, "Astro del
deserto" , nei quali si riflette la luce del Signore: occhi
luminosi di fede, raggianti di santità, estatici nella preghiera,
impavidi nella lotta contro il maligno, amorevoli per la carità.
Limpidezza della fede, anelito alla santità, gioia nella preghiera,
fortezza nella lotta, carità sono le caratteristiche del nostro
Santo, sulle quali vogliamo meditare quest'anno e dalle quali
vogliamo prendere esempio per vivere davvero "la misura alta
della vita cristiana" , alla quale il Santo Padre Giovanni
Paolo II ci esortava a tendere (cfr. NMI, 31), all'indomani
del Grande Giubileo del 2000.
OCCHI
LIMPIDI DI FEDE
Di
Antonio, padre del monachesimo, si può dire che è il santo
della luce, per la semplicità della sua storia; la sua vita
è quasi pervasa di luce, è portatrice di luce.
Antonio è vissuto per più di ottanta anni nel nascondimento
del deserto, ma come ci ricorda Gesù nel Vangelo: "Non può
restare nascosta una città sul monte né si mette una lampada
sotto il moggio ma sopra il lucerniere perché faccia luce
a tutta la casa. così risplenda la vostra luce davanti agli
uomini." . Infatti, dopo pochi anni, migliaia di giovani lo
seguirono, appassionati e attirati dalla sua vita radicale
e gioiosa.
Così nascevano le prime comunità monastiche con l'abate, l'abbà,
come padre e perno della comunità.
L'evangelista Giovanni dice che la luce è la stessa vita del
Verbo di Dio: "La vita era la luce degli uomini e la luce
splende nelle tenebre" (Gv 1,4).
Così chi l'accoglie "non cammina nelle tenebre" (Gv 8,12),
conosce la via da seguire (Gv 14,6-7), sa da dove viene e
dove va ; ha sempre accanto un Compagno di viaggio che gli
fa ardere il cuore (Lc 24,32); ha la chiave interpretativa
della realtà e della vita.
La
luce che ci dà Cristo è la fede .
Avere fede significa:
vedere al di là delle apparenze , scoprire la sorgente dell'essere,
cioè Dio, fonte di ogni dono;
vedere l'orma di Dio nella natura, la presenza del Signore
Gesù nella Chiesa, la presenza di Dio nella nostra storia.
vedere la presenza della SS. Trinità nel cuore del credente
che si apre all'Amore di Dio (cfr Gv 14,23); Antonio stesso
dirà ai suoi discepoli: "Io ormai non temo più Dio, ma lo
amo perché l'amore scaccia il timore".
vedere la presenza di Gesù nelle persone più povere, rifiutate
e abbandonate, in coloro che sono "affamati" di pane e di
amore, di dignità e di accoglienza (cfr Mt 25,31 ss);
vedere il disegno di Dio che si snoda lungo i sentieri della
nostra storia personale, nelle vicende liete e tristi, negli
incontri che viviamo e che ci interpellano.
Aver fede significa "guardare" il mondo, la storia, l'umana
vicenda con l'ottica di Dio, come ci insegna Maria SS. nel
"Magnificat"; come hanno fatto i santi, come ha fatto Sant'Antuono.
Quest'anno, dunque, vogliamo fare di Antonio il "Grande" il
nostro compagno di viaggio e guardare in certo senso con i
suoi occhi in tutte le direzioni:
"Guardare
in alto" : verso il cielo, verso la meta del nostro
pellegrinaggio terreno: non per evadere dalla realtà, non
per sottrarci al nostro compito e alla nostra responsabilità,
ma per conoscere meglio, attraverso la contemplazione di "ciò
che saremo" (1Gv 3,2), qual è il nostro compito oggi, come
collaborare meglio alla piena realizzazione del progetto di
Dio; e, insieme per attingere, nella speranza, perseveranza
e forza nelle difficoltà. Chi guarda in alto, a Dio, è più
fedele all'uomo; chi si chiude a Dio, devasta la terra.
"Guardare
dentro di sé" . Ritrovare la strada del nostro intimo
e reimparare ad abitare là dove siamo abitati e dove Gesù
ci convoca per farci partecipare alla sua comunione con il
Padre: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre
mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso
di lui" (Gv 14,23). Ciò significa imparare a fare silenzio,
a meditare, a pregare. Facciamo nostro l'invito che San Antonio
rivolgeva ai suoi discepoli: "Respirate sempre Cristo e abbiate
fede in Lui" . E S. Agostino diceva: "Non uscire fuori di
te, rientra in te stesso: nel cuore dell'uomo abita la Verità"
. Qui sta la grandezza e la dignità della persona umana; e
questa è la strada per riscoprirla e riaffermarla in un mondo
che ne ha perduto il senso.
"Guardare
attorno a sé" . L'intima comunione con la Trinità,
proprio perché è Relazione interpersonale, spezza la nostra
struttura di egoismo e di chiusura in noi stessi, malati di
individualismo, e ci fa guardare gli altri con occhi benevoli,
attenti alle loro necessità; ci rende capaci di comprensione,
di servizio, di donazione gratuita, di misericordia e di perdono:
fa di noi degli strumenti di comunione e rende visibile la
presenza del Risorto in mezzo a noi.
"Guardare
indietro" , cioè guardare la storia che abbiamo alle
spalle, la storia da cui siamo nati. Noi siamo il frutto di
un Amore che si è manifestato in Cristo con il dono della
sua vita per noi. Di questo facciamo "memoria", rivivendola
e attualizzandola, nell'Euca-ristia quotidianamente e soprattutto
la Domenica, giorno del Signore e della Chiesa.
"Guardare
avanti" : la fede ci assicura che noi camminiamo
verso il futuro di Dio. Per la dimensione "profetica" ogni
battezzato, "uomo nuovo" in Cristo, è chiamato ad annunciare
il Regno di Dio costruendo una nuova umanità; è chiamato a
"prefigurare" il futuro con la sua vita, all'interno della
Chiesa che è "germe" e anticipazione del Regno. Guardando
avanti, scopriamo che dalla fede germina la speranza, una
speranza viva e invincibile, perché sappiamo che lo Spirito
Santo è sempre all'opera, nella Chiesa e nel mondo, e perché
Egli è Spirito Creatore e rinnova costantemente la faccia
della terra.
Carissimi,
auguro a me e a voi un Anno Giubilare Antoniano ricco di luce
e di gioia
di grazia e di pace . Antonio ci ottenga uno sguardo luminoso,
una fede salda, una vita coerente e autentica, una carità
ardente. Antonio con Maria SS. ci aiuti a stimare ed amare
la virtù della castità, in un mondo che la minaccia e la irride;
ci aiuti a comprendere che diventare santi è l'unica vera
pienezza e che il non esserlo è l'unica vera sconfitta; è
essere dei falliti. Antonio ci contagi il suo amore generoso
per i poveri e ci renda incapaci di gioire da soli . Infatti
di lui si dice che "era sempre nella gioia", perché tutto
donato a Dio e ai fratelli.
Con questi sentimenti vi saluto tutti augurandovi di cuore
un "anno di grazia".
vostro
don Carlo
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